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giovedì 3 maggio 2012

La leggenda : Hirokazu Kanazawa:Chi non capisce il vero spirito del Budo, presto o tardi smetterà di praticare il Karate.


Pensare al Karate e pensare a Kanazawa è la stessa cosa. Egli è una delle ultime bandiere attive dei tempi eroici del Karate Shotokan. Già una leggenda durante la sua gioventù, pratica ciò che che è stato definito come il "Karate più elegante della storia". Questa eleganza non è casuale, ma proviene da una tecnica impeccabile, creata ai tempi della rivoluzione del Karate.

Una tecnica che egli aiutò a forgiare assieme a Nakayama e che ne facilitò la crescita mondiale, al di la ogni possibile immaginazione.
Ma l'eleganza del Karate di Kanazawa e le sue indiscutibili conoscenze non sono le uniche, esse sono accompagnate da un'eccezionale personalità. Uomo educato, gentile, Kanazawa è ricolmo di virtù. Chiunque lo conosce sa molto bene che trattare con lui rappresenta una garanzia, in tutto ciò che realizza. Un guardiano eterno dell'essenza tecnica, ha svolto appieno il suo ruolo nella storia del Karate.

Nel Maggio del 2007 nel Campionato a Tokyo della SKIF, il reporter Kostas Argyriadis ebbe l'opportunità di incontrare Hirokazu Kanazawa, a quel epoca 76enne.


Hirokazu Kanazawa:
E' stato campione di kumite nel 1° campionato Giapponese della storia, correva l'anno 1957. L'anno successivo, è riuscito perfino a raggiungere il livello più alto, vincendo sia la competizione di kumite, che quello di Kata, e nel 1959 ottenne il secondo posto in entrambe le specialità.

Nato nel 1931 nella Prefettura di Iwate, proviene da una famiglia ben posizionata nelle arti marziali. Sia suo padre, che suo zio, erano specialisti di Shinkoku Jiu Jitsu. All'età di 9 anni inizia a praticare l'arte tradizionale Kendo, come la maggioranza dei bambini giapponesi di quel apoca. Vivendo nella città di Miyako, frequanta 3 volte la settimana la palestra del M° Iwaizumi per praticare Judo.

Fin dalla giovane età è una persona con una mente aperta a già durante la sua adolescenza comincia a praticare pugilato nello stile occidentale, per completare le sue tecniche di Judo di proiezione e di suolo. Durante il periodo di vacanze dell'Istituto, un suo amico, proveniente dall'isola di Okinawa, gli insegna le basi del Karate, un'arte che influenzerà il futuro di Kanazawa.

Comincia con il praticare il Karate a prendere seriamente sul serio questa disciplina e diventa allievo del M° Meiji, fondatore della scuola Taikyoku-Ken, celebre per l'uso di tecniche di Tai Chi complementari al Karate. Nonostante la sua gioventù ed il suo entusiasmo, inizia ben presto ad apprezzare il valore del Tai Chi. Quest'arte marziale leggera, proveniente della Cina, per molti aspetti è contraria alla filosofia del Karate. Ma lo Shihan sostiene che l'aiutò molto a migliorare le proprie tecniche di Karate.

Con la combinazione di entrambe, Kanazawa ha aggiunto allo stile "duro", o per meglio dire "esterno" del Karate Shotokan, una dimensione in più ampia ed interna, basata sui principi del Tai chi. Lo Shihan precisa che ciò non implica che il Karate SKI Shotokan sia uno stile leggero, al contrario, allo Shihan piace il Karate duro, come il Kyokushinkai e lo Shotokan.

Ritornando alla sua gioventù, egli racconta che nel 1952, in qualità di studente nell'Università Nippon Dai, praticava sopratutto tecniche di Karate. poi entrò nell'università di Tokushoku, famosa in quell'epoca per la sua facoltà di Karate Shotokan. Molto presto, il direttore del dipartimento di Karate, Shihan Nakayama Masatoshi, percepisce il potenziale e il talento del giovane Hirokazu, e lo iscrive al Nippon Karate Kyotai.
(Ass. Giapponese di Karate, conosciuta come JKA). Li Kanazawa conosce il fondatore del Karate moderno: Soke Gichin Funakoshi, che nonostante la sua avanzata età di più di 80 anni, impartiva ancora lezioni, ai pochi eletti.

Il M° Hirokazu Kanazawa ricorda Soke Gichin Funakoshi come persona silenziosa, orgogliosa, molto esigente con se stesso, ma generoso ed attento con i suoi allievi. Era un uomo spirituale con un sesto senso.
Hirokazu Kanazawa: "Una volta mi recai da lui per aiutarlo a spostarsi dal taxi alla palestra e pensai: che cosa farebbe se io adesso l'attaccassi? E Soke Funakoshi, come se mi avesse letto nel pensiero, mi chiese cosa stai pensando Kanazawa?"

Molte storie avvolgono la brillante carriera di Kanazawa nel tatami, ma la più celebre, senza dubbio e quella della mano rotta nel campionato di Kumite nel Giappone, del 1957.
Hirokazu Kanazawa: " Mi sono rotto la mano allenandomi al makiwara 5 giorni prima del torneo, ero distrutto e così decisi di recarmi dal M° Nakayama per dirgli che non potevo più partecipare al torneo, e quindi mi ritiravo.
Lo Shihan anche egli molto deluso, condivise la mia decisione ed accettò il mio abbandono. Tutto si sarebbe concluso qui se non fosse stato per mia madre, che arrivò il giorno seguente a Tokyo, da Iwate, per vedere il proprio figlio gareggiare nel torneo. Con un pò di esitazioni dissi a mia madre che non partecipavo al torneo, perché mi ero rotto una mano. lei un pò a sorpresa mi domandò: Figlio mio, ma nel Karate usate solo le mani? No mamma, abbiamo anche tecniche di gambe! Risposi. Mia madre: Allora? Puoi usare solo le gambe!
Mia madre aveva risposto con una tal fiducia su di me che non cercai neppure di spiegarle che le cose non erano così facili.
Il giorno seguente mi recai da Shihan Nakayama e gli chiesi di includermi nuovamente nel torneo, e lui lo fece anche se un pò malvolentieri."

Il resto della storia è scritto nel tatami, Hirokazu Kanazawa, bloccando con la sua mano buona ed attacando con le gambe, diventò il primo Campione di kumite del Giappone. Dopo aver vinto anche il Campionato del Giappone dell'anno seguente, il 1958, i mezzi di comunicazione cominciano a parlare sempre di più di Kanazwa. Il M° Nakayama come misura prudenziale per tenergli i piedi a terra gli propose di occupare un posto come Sensei di Karate nella direzione della JKA nel Honbu Dojo a tempo completo, dove la durezza ed il rispetto sono requisiti imprescendibili.

Shihan Nakayama però scopre presto una nuova utilità per il talento Kanazawa, e lo invia ad insegnare ed a diffondere il Karate Shotokan  alle Hawaii. Kanazawa allora era 5° Dan, e si reca per la prima volta all'estero e rimane nell'isola per 3 anni, (1958/1961), dov'è sottoposto ad un enorme pressione psicologica per adattarsi ad un ambiente nuovo per portare a termine con successo la sua missione. Alla fine lo stress lo vince e i medici gli diagnosticano un'ulcera e gli consigliano di rilassarsi.

Ed è proprio in quel momento e situazione che Kanazawa si informa sul Tai Chi e sullo Yoga.Quando acquisisce la pace interiore di cui ha tanto bisogno, Attraverso la meditazione e la pratica di queste arti "dolci", si rimette completamente ma scopre anche i poteri della forza interiore del KI.

Così, più ricco in tecnica ed esperienza, viene inviato dalla JKA a conquistare l'Europa. (1959/10970) E' il primo allenatore della Nazionale dell'Inghilterra e della Germania. Questa fu l'epoca che il Karate Shotokan JKA si estende in tutto il mondo per mano di alcuni dei più leggendari maestri, come Taiji Kase.
Scalando un grado in più nella gerarchia della JKA, nel 1971, Kanazawa viene nominato istruttore capo e direttore del dipartimento internazionale dell'Associazione di Karate Giapponese.

Dopo quest'anni trascorsi all'estero un Kanazawa occidentalizzato, trova difficile adattarsi al rigido stile di vita del Honbu Dojo di Tokyo, e si muove con difficoltà dentro i ristretti limiti e la gerarchia strutturale dell'organizzazione JKA. Negli anni Kanazawa ha molti diverbi con altri membri della JKA su temi strutturali, strategici ed anche di base, fino a culminare con l'abbandono dell'Organizzazzione nel 1977.

Qualche tempo dopo Kanazawa crea la propria organizzazione: La Federazione internazionale Di Karate Shotokan (SKIF), che contava 2 milioni di membri ripartiti in tutto il mondo, più di 100 paesi. Solo dopo tanti anni Kanazawa ha seppellito l'ascia di guerra. ala domanda di quali ragioni lo abbiano portato ad abbandonare un posto di così tanto potere nella JKA risponde:












Hirokazu Kanazawa: "Allora ero stato infastidito dal fatto che per la JKA fosse più importante l'obiettivo economico di conquistare il mondo rispetto a diffondere il vero spirito del Budo in tutto il mondo. Non è stato solo il denaro ad infastidirmi, ma anche la rigidità quasi militare con cui la JKA era governata internamente. Al contrario dell'infinita maggioranza nelle alte sfere della gerarchia, io ero favorevole ad una struttura più democratica nel processo di presa di decisione della JKA. Non ero d'accordo pure con lo sviluppo dello Shotokan.
Con gli anni il Karate si era trasformato in un karate duro, con enfasi nel Kumite.
Era basato nella forza, ed in questa maniera si è evoluto verso uno stile adattato principalmente ai giovani ed ai forti. Questo va contro ciò in cui io credo ed insegno, un Karate universale per tutti e per tutte le età, forte, ma flessibile, esterno, ma anche interno.
Chi comincia a praticare il Karate, deve imparare prima di tutto a controllare il proprio corpo e poi il proprio spirito. La vera conoscenza  giunge quando entrambi si uniscono, in altre parole, l'unione del corpo e della mente sono l'essenza del Karate.
Ogni Kata influenza la mente ed il carattere del Karateka. La ripetizione dei movimenti di un Kata insegna a separare l'energia positiva da quella negativa, ossia a capire l'energia della natura.

La sua opinione circa lo sport moderno del Karate:
Hirokazu Kanazawa:
"La competizione nel Kumite non è qualcosa di brutto, ti da un'idea di come reagire in circostanze difficili ed inoltre è valida per la preparazione fisica. Tuttavia quando si pratica solo il Karate sportivo, si arriva ad un punto nel quale non si può avanzare più, perché ci siamo incentrati solo nella parte fisica del Karate, ignorandone la parte spirituale.


Chi non capisce il vero spirito del Budo, presto o tardi smetterà di praticare il Karate.


Alcune citazione del Maestro Kanazawa che appaiono in un suo libro:
Pensa a te stesso come se stessi scalando una montagna.
Nella salita cominci a scalare la montagna con entusiasmo, determinazione, potere e concentrazione fino a che non ne raggiungi la cima.
Nella discesa, ti senti leggero, rilassato ed avanzi lentamente, passo a passo prendendoti il tuo tempo per godere il paesaggio.
E qualcosa che avevi ignorato completamente durante la salita.
Quella è la vita, amico mio!


Sagge parole pronunciate da un grande essere umano e un leggendario Karateka.
























lunedì 30 aprile 2012

La famiglia Machida, lo Shotokan nell'UFC (Ultimate Fight Championship)

Intervista:
La storia della vita di Yoshizo, il padre del Campione dell'UFC, Lyoto Machida, è soprendente.
Quando è partito dal Giappone all'età di 22 anni portando nelle proprie valigie il desiderio di diffondere il Karate Shotokan in Brasile, Machida non avrebbe mai potuto immaginare che, grazie alla sua ostinazione, sarebbe riuscito a superare di gran lunga il suo obiettivo, 41 anni più tardi.

Dopo essersi innamorato di una brasiliana (Ana Claudia), essersi sposato e aver avuto 4 figli (Take, Chinzo, Lyoto e Kenzo), il maestro di Karate Shotokan, 7° Dan, non solo ha reso popolare lo Shotokan nel nord Brasile, ma ha anche rivoluzionato il mondo del MMA, quando suo figlio Lyoto Machida ha conquistato la cintura più contesa dell'UFC (93 Kg), battendo per KO alcuni dei lottatori più forti del mondo grazie all'arte che gli aveva insegnato il padre,  (lo Shotokan).

Com'è è stato il tuo arrivo in Brasile?
Sono arrivato con ciò che indossavo e poco altro, sapevo dire solo 3 parole: Buongiorno, buona notte e fame. Non sono arrivato a dormire per la strada, ma ho dormito nelle accademie, senza mangiare, senza mangiare, riuscendo a sopportare tali esperienze. Nel corso degli anni ho finito per avere la mia accademia e i miei allievi e oggi come oggi posso dire di essere un uomo felice.
Credo che ognuno di noi dovrebbe fare nella vita ciò che gli piace  veramente, non importa se uguale o diverso dagli altri, bisogna fare il possibile per differenziarsi dalla massa. Ma ogi questo è molto difficile.


Com'è stato il viaggio di arrivo in Brasile?
Il viaggio è stato durissimo. E' durato 40 giorni. La nave si è fermata alle Hawaii, in Argentina, in Uruguay, a Rio de Janeiro, a Sao Paulo e infine a Belém. Si muoveva così tanto nelle acque che ricordo di aver passato i primi 15 giorni a vomitare. Quando son arrivato a pesare 55 Kg, qualcuno mi ha dato del Whisky. Così ho scoperto che se mi ubriacavo non notavo il movimento del mare. Poi mi son abituato e ho iniziato a insegnare il Karate a tutti quelli che si trovavano sulla nave. Sono stato meglio.

E' stato il tuo Maestro Nakayama a mandarti a diffondere il Karate Shotokan in Brasile?
No volevo farlo io, perché mi affascina allenare, se rimango due giorni senza praticare divento matto. Quando sono arrivato qui alcuni amici giapponesi mi hanno aiutato economicamente, affinché io riuscissi ad occuparmi dell'accademia. Ci sono molti maestri giapponesi in Brasile che hanno dovuto  affrontare gli stessi problemi. più tardi sono riuscito ad aprire la mia accademia a Belém.

A quanti allievi hai insegnato il Karate Shotokan e quante cinture nere hai promosso in Brasile?
Ho insegnato a più di 10'000 allievi, ma soltanto 250 hanno ottenuto la cintura nera.

Vedi in Lyoto il riscatto dell'autentico Karate Shotokan?
Si perché gli incontri servono solo a guadagnare punti sull'avversario. Per esempio, un individuo può guadagnare 20 punti nel Judo, ma se fa un Ippon perderà, così come nel Ju-Jitsu. Che valore hanno i punti se l'individuo finisce sottomesso o KO e la lotta si conclude?...Dico sempre a Lyoto deve finalizzare la lotta, non soltanto guadagnare punti. Una volta che inizia deve tentare di porvi fine quanto prima. Naturalmente, a volte quando uno ha pagato per avere 5 round, non sarà contento che il combattimento finisca al primo round, ma un lottatore autentico vuole veder finire il match quanto prima.



Come ti senti quando una lotta di Lyoto dura a lungo e la gente dice che è un lottatore noioso?
I lottatori hanno bisogno di allenare le loror posizioni di difesa, per questo mio figlio non ha mai ricevuto un colpo veramente grave; Gli Organizzatori dell'evento pensano che non dia spettacolo, ma ci sono molti individui forti e ogni lottatore deve avere le proprie tattiche. Lyoto aspetta per entrare e quando entra fa molto rapidamente e sconfigge i suoi avversari. Contro Rashad gli ho detto che doveva dimenticarsi della cintura e abbatterlo il più velocemente possibile... e così ha fatto...Questa e Arte Marziale, grazie a Dio.
chiunque pratichi un'Arte Marziale lo sa, non importa quale sia, nostro figlio non sta dando spettacolo perché per dare spettacolo devi essere superiore...

Però negli ultimi due incontri ha veramente dato un grande spettacolo...
Adesso ha capito di essere forte...Mi affascinano i combattimenti di Anderson Siva, perché è un artista al'interno dell'ottagono, ma a molti piace perché credono che va a divertirsi, a giocare. Io non la vedo così, lo vedo come uno Showman, è molto forte e in fondo sa che se vuole può concludere la lotta quando vuole.
Anderson è nato così, Lyoto e diverso. Non è nato così, ma quando si allena e più confida nel Karate e nel suo stile, tanto più diventa sicuro di se e da sempre spetacolo.









Come concorrente tu eri come Chinzo o come Lyoto?
Direi piuttosto come Chinzo, perché ero molto veloce. Tra i 23 e i 36 anni mi toccò, usavo molto bene i polsi. Sono molto basso e di solito lottavo contro avversari molto pesanti di 1,90 m, se mi avessero toccato mi avrebbero buttato a terra, per questo ho lavorato molto sulla velocità. E' questo che sto insegnando a Lyoto, perché lui è grande, ma è piccolo in confronto ai suoi avversari dell'UFC.






Hai detto che la difesa di Lyoto e molto buona. Credi che vincerebbe tanti incontri nelle MMA se avesse uno stile simile al tuo o a quello di Chinzo?
No, avrebbe già perso. Io e Cinzo abbiamo uno stile offensivo autentico quando attacchiamo. Lyoto ha meno fiducia in se stesso e grazie a questo ha sviluppato di più le difese. Uno degli aspetti migliore del nostro Karate nelle MMA è combinare le difese e gli attacchi, per questo è fatto su misura per questo.








Qual è la differenza tra il Karate Machida e quello Shotokan?
Lo Shotokan attuale è abbastanza focalizzato sulla competizione, il Karate Machida dà importanza alla competizione, abbiamo molti campioni, però lo teniamo separato da altri aspetti. Il Karate Machida sul ring è diverso, il nostro obbiettivo è bastonare e abbattere l'avversario. Dall'altro lato il Karate Shotokan, che pure insegno, è più uno sport educativo.

Hai partecipato a qualche gara in Brasile?
Non ho potuto partecipare nel Campionato Mondiale del Brasile perché ero giapponese. Ma nel 1970 mi hanno invitato a partecipare alla Coppa dei Campioni, nella quale ho vinto contro 5 Campioni di stato, e in finale ho sconfitto il Campione nazionale del Brasile, Caribé, che a quell'epoca era molto famoso. In quel momento le gare erano molto più violente, L'obbiettivo era abbattere l'avversario.

Molti lottatori si prendono 20 o 30 giorni di vacanze dopo aver conquistato la cintura. Ma Lyoto, dopo essersi allenato senza sosta per 9 mesi, si è fermato per meno di 8 giorni. il secondo girono ha chiamato il suo allenatore per dirgli che voleva allenarsi....
A Lyoto piace la routine dell'allenamento. gli paice allenarsi tutti i giorni. Il suo obiettivo è migliorare sempre, non solo per difendere la cintura, ma anche per provare nuove tecniche, perché le prove sono molto importanti nelle Arti Marziali.

E che cosa ci può dire dell'orinoterapia? Come avete iniziato a praticarla?
Questa tecnica era utilizzata in Cina e India molto tempo fa. Ho iniziato a praticarla dopo aver letto un libro di un medico giapponese che aveva partecipato alla seconda guerra mondiale. quando finirono le medicine, disse ai suoi soldati di bere la propria urina, che avrebbe funzionato come un vaccino. Io ho iniziato a farlo 3 anni fa e sta funzionando bene. non mi sono più ammalato. Anche Lyoto lo sta facendo e sta funzionando con lui.

E' vero che ti sei occupato delle ossa del Conte Koma?
Ca. 30 anni fa a Belém ci fu uan terribile tempesta che al cimitero distrusse la tomba di "Mitsu Maeda Koma". Il suo amico Sakaeoti, che all'epoca aveva circa 80 anni, me lo disse. Mi aveva sempre raccontato delle storie si Mitsuo e di quanto avesse
aiutato i giapponesi ad arrivare in Brasile. siamo andati insieme al cimiteroe ho raccolto le ossa di Koma, le ho pulitee, con il sostegno dell'università di Kokushikan, siamo riusciti a seppellire un'altra volta le ossa in una tomba nuova pagata dall'università.



Koma è stato un grande lottatore ed è stato anche l'uomo che ha insegnato Jiu-Jitsu ai Gracie. se non fosse stato per lui, probabilmente non avremmo le MMA né UFC. Credi che il suo spirito samurai stia aiutando Lyoto nell'ottagogno?
Io e la mia famiglia crediamo allo spiritismo e nella reincarnazione. Probabilmente Koma sta aiutando Lyoto.



Dopo 70 giorni con Ishi, credi che possa essere campione delle MMA?




Posso dire che è un ottimo atleta. non si stanca mai. Credo che si abituerà molto presto alle MMA. All'inizio Lyoto lo batteva, ma nel giro di due mesi è migliorato tantissimo. Io gli correggevo le posizioni, gli insegnavo a stare sul ring... A volte piangeva durante l'allenamento. Non perché fosse stanco, ma per grande umidità delle Amazzoni. Però ha uno spirito samurai e ha sempre finito tutti gli esercizi che gli ho dato. Ho sentito che ha visitato e si è allenato con Renzo Gracie a New York e che è piaciuto alla gente là....Mi ha detto che sarebbe tornato in settembre per prepararsi due mesi prima di lottare, questa volta sarà diverso. Non gli insegnerò le basi. Se viene, allora seguirà un cronogramma, come Lyoto.

Che cosa ti aspetti dalla sua prossima sfida contro Shogun? Quanto tempo credi che Lyoto conserverà la cintura?
Non posso dire niente perché dipende da lui. Deve allenarsi e crederci, perché affronterà Shogun, anche lui forte e ben preparato. La preparazione di Lyoto per questa lotta sarà molto importante. Deve essere forte non solo da un punto di vista fisico e tecnico, anche il suo spirito e la sua mente devono essere ben preparati.

Credi che Shogun sia più duro di Rashad?
No Rashad era molto peggio, non solo per la tecnica ma perché quando abbiamo lottato contro di lui stavamo lottando contro la pressione del pubblico, dal momento che era il campione locale. Ma Shogun è un avversario molto forte e dobbiamo lavorare duramente per studiare il suo gioco. lo studiato già al 50%.

Com'è stata la festa a Belém quando siete ritornati con la cintura?
E' stata una grande festa. Il sindaco ci ha invitato a pranzare con lui. La settimana scorsa ci ha invitato al Consolato giapponese, a cenare con la comunità giapponese di Belém. E' bello che il lavoro di mio figlio sia riconosciuto, sempre che non interferisca con il suo allenamento. Se l'evento non intacca i suoi allenamenti, certo che ci andrà. io gliel'ho già spiegato, molti vogliono quella cintura e quindi devi essere sempre in piena forma....

Oltre a tuo figlio, chi ti piace vedere lottare nelle MMA?
Mi piace molto Minotauro, perché anche a terra e in grado di risolvere la situazione con molta calma, è un lottatore autentico. e in piedi mi piace Anderson Siva, perché gioca con i suoi avversari. E' uno Showman.

Come credi che sarebbe un incontro tra Anderson e tuo figlio?
Difficile dirlo. Hanno uno stile simile, dipenderebbe da quanto ognuno msi è preparato. Non posso dire chi vincerebbe.
































































venerdì 27 aprile 2012

Il Maestro Masutatsu Ōyama


 Nel 12 Luglio del 1923 in un villaggio della Corea del Sud chiamato Qa-Ryong-Ri Yong-chi-Myo'n Chul Na Do, vicino a Gunsan,  nasce Sosai Masutatsu Oyama. Il suo nome originario era Young Li, ma dato che quando emigrò in Giappone gli fu imposto di adottare un nome giapponese, lo cambiò in Oyama, che significa "grande montagna". All'età di 9 anni, dopo essere stato mandato in Manciuria alla fattoria di sua sorella, inizia a praticare le Arti Marziali, studiando la disciplina del Kempo cinese del Sud, conosciuta anche come tecnica delle "Diciotto Mani" (stile Shakuriki) sotto la guida del maestro Yi fino a raggiungere il grado di shodan.  A 12 anni, ritorna in Corea, dove pratica un arte marziale coreana chiamata Taiken o Chabi, una sorta di miscuglio di Kempo, Kung Fu e Ju Jitsu.

    Nel 1938 a 15 anni Mas Oyama si trasferisce in Giappone sperando di entrare nella Yamanashi Youth Aviation Institute, una scuola di aviazione, per diventare un pilota, ma deve presto abbandonare il suo sogno a causa delle difficili condizioni di vita e delle sue origini coreane, ed è costretto a trovarsi un lavoro. Prosegue però il suo allenamento praticando il judo e la boxe, e il suo interesse per le arti marziali lo porta al dojo di Gichin Funakoshi, presso l'università Takushoku, dove inizia a studiare con dedizione il Karate Okinawa (oggi Karate Shotokan), facendo rapidamente progressi. All'età di 17 anni è già 2° dan, mentre all'età di 20 anni consegue il  4° dan. A questo punto si interessa più profondamente al judo, riuscendo in meno di quattro anni a raggiungere il grado di 4° dan.

    Il passo successivo fu l'ingresso nella Butokukai, l'accademia formativa dell'Arma Imperiale Giapponese, specializzata in guerriglia, spionaggio e combattimento a mani nude, dove Sosai passa 2 anni. Quando il Giappone venne sconfitto alla fine della seconda guerra mondiale, Mas Oyama, come molti altri giovani giapponesi, attraversa una crisi personale, aggravata anche dai contrasti con Ghichin Funakoshi, ma riesce ad uscirne con l'aiuto di So Nei Chu, un grande Maestro coreano che era stato allievo di Chojun Miyagi, il fondatore del Goju-Ryu Karate. So era famoso per la sua forza fisica e la sua spiritualità, ed ebbe una profonda influenza su di lui, insegnandogli l'inseparabilità del budo e i fondamenti spirituali del Buddismo. Dopo un paio d'anni di allenamento, il maestro So consiglia a Mas Oyama di dedicare la sua vita alle Arti Marziali e di ritirarsi nelle montagne per addestrare la sua mente e il suo corpo, fino a raggiungere la "Via Marziale".

    A 23 anni, Mas Oyama incontra Eiji Yoshikawa, autore della novella "Musashi" (un libro da leggere per coloro che praticano le Arti Marziali), il quale ha dedicato la vita alla ricerca dei più famosi Samurai del Giappone. Sia la novella che l'autore aiutano Mas Oyama a capire il significato del Bushido (codice dei Samurai). In quell'anno Oyama, si reca dal Maestro Minobu, nella Prefettura di Chiba, dove Musashi sviluppò il suo stile di combattimento con la spada: il Nito-Ryu. Così nel 1946 Oyama parte per l'addestramento, verso un luogo remoto sul monte Kiyosumi nella Prefettura di Chiba. Ad accompagnarlo c'era uno dei suoi allievi, Yashiro, e un amico, il signor Kayama, che provvedeva ai rifornimenti di cibo. Proprio quando attraverso un vigoroso allenamento Mas Oyama era riuscito a superare il problema dello stress mentale causato dalla solitudine, Yashiro cede e dopo 6 mesi abbandona il maestro. Oyama progettava di rimanere sulle montagne per 3 anni, ma la fuga dell'allievo è un duro colpo, che lo fa quasi desistere dall'impresa. Solo l'incoraggiamento di So Nei Chu, che lo esorta piuttosto a tagliarsi le sopracciglia per farsi passare la nostalgia di casa (Sosai non si sarebbe mai fatto vedere in giro conciato così!), riesce a convincerlo a restare e a proporsi di diventare il karateka più forte del Giappone. Ma dopo solo 14 mesi è costretto a rinunciare all'impresa, perché Kayama non può più sponsorizzarlo per cause di forza maggiore.

    Pochi mesi dopo, nel 1947, Mas Oyama mette alla prova il suo allenamento partecipando e vincendo alla sezione di Karate del Primo Torneo Nazionale delle Arti Marziali di Kyoto, un torneo senza esclusione di colpi. Così riesce a superare lo sconforto per non aver completato i tre anni di solitudine. Durante una rissa in un locale notturno di Tokyo, Oyama uccide il suo avversario e viene arrestato, processato ed assolto per "auto-difesa". Decide quindi di dedicare la propria vita completamente alla Via del Karate. Così ricomincia, questa volta sul monte Kiyozumi, sempre nella Prefettura di Chiba. Questo posto viene scelto per lo sviluppo della progressione spirituale, ma anche fisicamente non si scherza: 12 ore di allenamento al giorno, senza giorni di riposo, stando sotto cascate gelate, rompendo le pietre del fiume con le mani, utilizzando gli alberi come Makiwara, saltando sopra le piante centinaia di volte al giorno. Tutto questo alternato allo studio dei classici antichi sulle Arti Marziali Zen, e della filosofia. Dopo 18 mesi Sosai scese  pieno di fiducia in se stesso, e capace di prendere il controllo della sua vita.

    Nel 1950, iniziano i suoi famosi combattimenti con i tori, in parte per mettere a prova la sua forza e in parte per dimostrare al mondo il potere del suo Karate. La sua potenza è evidente: ha combattuto con 52 tori, uccidendone 3 al primo colpo e rompendo le corna di 49 di loro solo con colpi di lato con la mano. Con questo non si vuole certo dire che sia stato facile per lui. Oyama amava ricordare il risultato del suo primo tentativo contro un toro infuriato. Nel 1957 in Messico, all'età di 34 anni, è stato quasi ucciso da un toro che lo infilzò alla schiena, anche se, in qualche modo, Oyama è riuscito a tirarlo a se e gli ha rotto le corna. Dovette rimanere a letto per circa 6 mesi a causa della gravità delle ferite riportate. Oggi, ovviamente, qualche gruppo di animalisti potrebbe avere qualcosa da ridire a proposito di queste dimostrazioni, malgrado quegli animali fossero comunque destinati al macello.  



    Nel 1952, si trasferisce negli Stati Uniti per un anno, dando dimostrazione del suo Karate dal vivo e sulla televisione nazionale. Durante gli anni successivi, riceve numerose sfide da pugili, thai-boxer, lottatori di wrestling, dominando su tutti, vincendo contro circa 270 diversi sfidanti. La maggior parte di queste persone vengono addirittura sconfitte con un solo pugno e i combattimenti non duravano più di tre minuti, in alcuni casi solo qualche secondo. Il suo principio di combattimento è semplice: "se riesce ad arrivare fino all'avversario...è fatta. Se ti colpisce ti rompe. Se blocchi un suo pugno alle costole, il tuo braccio si rompe o si sloga. Se non lo blocchi, la tua costola si rompe". Arriva ad essere conosciuto come "La Mano di Dio", "L'uomo più forte sulla faccia della terra", una manifestazione vivente del più grande guerriero Giapponese Ichi Geki, Hissatsu o, ancora, "Un colpo, morte sicura". Per lui, quello era il vero scopo del Karate. L'eccessivo lavoro di gambe e le tecniche complesse erano secondarie, nonostante fosse conosciuto anche per la potenza dei suoi calci alla testa. E' durante una delle sue visite negli Stati Uniti che Mas Oyama incontra Jacques Sandulescu, un gigante (190 cm. e 190 Kg. di muscoli), Rumeno che, un tempo, era stato fatto prigioniero dall'esercito Russo all'età di 16 anni e inviato a lavorare nelle miniere di carbone per due anni. I due diventano amici, restando tali per tutta la durata della vita di Oyama.  Jacques rimane tutt'oggi un elemento di spicco della IKO(1).  

    Nel 1953 Mas Oyama apre il suo primo "Dojo" a Mejiro, Tokyo. Nel 1956 apre il suo primo vero dojo fu aperto in uno studio dietro l'università Rikkyo, 500 dall'attuale Honbu Dojo (il quartier generale). Nel 1957 c'erano già 700 membri, nonostante l'alto numero di defezioni a causa del duro allenamento (in quel periodo la forza del suo Karate era a uno dei suoi livelli più alti e di conseguenza anche l'allenamento era molto severo). Molti dei suoi studenti erano membri di altre discipline, arrivati al suo dojo interessati al  jis-sen kumite (combattimento a contatto pieno), e Oyama, sotto il consiglio di Kenji Kato, sceglie di comparare i diversi stili e costruire la sua propria disciplina attraverso la scelta di quelle tecniche e di quei concetti che riteneva essere i migliori e i più"utili in un vero combattimento, non limitandosi solo al karate, ma analizzando tutte le Arti Marziali. E così da un evoluzione del suo karate  nacque il Kyokushin Karate.
   
 I praticanti del Dojo di Mas Oyama concepiscono il combattimento in modo molto serio, guardandolo prima di tutto come arte da combattimento. In questo modo si aspettano di colpire ed essere colpiti. Con poche restrizioni, l'attacco alla testa diviene una cosa del tutto normale. Prese, proiezioni, colpi alle costole diventano comuni. I combattimenti si ripetono finché uno dei due combattenti non viene battuto. Gli infortuni in combattimento diventano una cosa quotidiana e la percentuale di abbandono cresce vertiginosamente (oltre il 90%). Inoltre vengono indossati dei do-gi non tradizionali ed è possibile indossare quello che si vuole.  
    La prima "Scuola di Oyama" fuori dal Giappone venne aperta nel 1957 da Shinhan Bobby Lowe alle Hawaii, dove Oyama aveva dato nel 1952 la sua dimostrazione. In quella occasione Shinhan lo aveva incontrato e si era accordato per allenarsi con lui. Il padre di Shinhan era un istruttore di Kung Fu, e quindi Bobby era molto preparato nelle Arti Marziali cinesi. Inoltre aveva sperimentato ogni disciplina che aveva conosciuto: a 23 anni aveva ottenuto il 4° Dan in judo, il 2° Dan in Kempo e lo shodan in Aikido, ma la dimostrazione della potenza di Oyama lo aveva stupito, tanto che decise di andare a Tokyo per allenarsi con lui per oltre 1 anno e mezzo. Così Shinhan Bobby Lowe divenne il primo "uchi-deshi" (studente a vita) del Kyokushin, una tradizione che sarebbe cresciuta e conosciuta più tardi come "Wakajishi" o "I Giovani Leoni di Mas Oyama", secondo cui un ristretto e selezionato gruppo di allievi era scelto ogni anno perché si dedicassero al Karate per mille giorni.

    Nel 1961 Mas Oyama apre il suo Dojo a Los Angeles, il Los Angeles Dojo.  

    Nel 1963 iniziò la costruzione del Quartier Generale Mondiale che venne aperto ufficialmente nel 1964. In questa occasione Mas Oyama coniò per il suo karate il titolo di Kyokushin o "Ultima Verità", per celebrare l'inizio della sua diffusione nel globo in oltre 120 paesi, con oltre 10 milioni di membri che la hanno resa una delle più grandi organizzazioni di Arti Marziali del mondo. E' superfluo dire che una disciplina è solo forte quanto lo sono gli allievi che la rappresentano. Quindi è responsabilità di tutti quelli che hanno scelto di seguire Sosai, di allenarsi duramente e di forgiare uno spirito indomabile, affinché la reputazione di potenza nel Kyokushin Karate possa essere riconosciuta da chiunque per molti anni.



 Nel Luglio del 1966 viene fondata l'IKO per il Nord America, nel 1968 per l'Europa, nell'Agosto dello stesso anno per il Mezzo-Est e nell'Ottobre quella per il Sud Pacifico. Nel Febbraio del 1969 viene fondata l'IKO per il Sud Africa, in Aprile quella per il Sud-Est dell'Asia.

    Nel 1969 organizza il primo KyokushinKai All Japan Karate Tournament.

    Nel 1970 Mas Oyama tiene la Prima Conferenza IKO per gli Stati Uniti a Los Angeles. Presidente Tadashi Nakamura, Vice Presidente Stephen Senne.  

    Nel Giugno del 1971, il Dojo di New York diventa la sede principale per gli Stati Uniti.  

    Nel 1972 organizza la seconda edizione del campionato mondiale World Union Karate-Do Organization (W.U.K.O.) a Parigi.

    Nel Febbraio del 1973, Mas Oyama arriva negli Stati Uniti incontrando i responsabili dei vari Dojo, riuniti per l'occasione nel Dojo di Don Buck. In questa circostanza Oyama li incoraggia ad inviare i loro migliori combattenti al 1° Torneo Mondiale di Karate Open.  

    Nel 1974 Mas Oyama riceve il grado di 9° Dan dai più importanti responsabili dell'organizzazione sparsi in tutto il mondo. Stephen Senne riceve il 4° Dan da Mas Oyama e Don Buck.  

    Nel 1975 si tiene il 1° Torneo Mondiale di Karate Open.  
   
    Nel Settembre del 1989, Mas Oyama nomina Don Buck come Presidente della IKO per gli Stati Uniti.  

    Tristemente, Sosai Mas Oyama muore il 19 Aprile del 1994 a causa di un cancro al polmone (come non fumatore), all'età di 70 anni, nominando il  Akiyoshi Matsui (attualmente 8° Dan) a capo di un organizzazione confusa che poi si sarebbe divisa in tre parti: l'IKO(1), sotto la guida di Shinhan Akiyoshi Matsui, l'IKO(2), sotto la guida di Shinhan Yukio Nishida e l'IKO(3), sotto la guida di Shinhan Yoshikazu Matsushima. Questa scelta ha generato diverse ramificazioni all'interno del mondo del Kyokushin, sia politiche che economiche, che, tutt'ora, non sono state risolte. Alla fine, il risultato potrebbe essere una frammentazione incontrollabile del Kyokushin Kai, molto simile a quello che è stato per lo Shotokan che ora, a confronto, sembra avere la meglio. Ogni gruppo asserisce di essere il solo e unico erede del Kyokushin Kai di Mas Oyama sia a livello spirituale che finanziario. Qualcuno ha persino detto che il Kyokushin non può continuare ad esistere senza Mas Oyama. Resta certo che tutti i gruppi del Kyokushin Kai, incuranti della loro ultima alleanza, dovranno, comunque, mantenere gli standard posti dal grande Mas Oyama.  
    C'è anche chi pensa che una dispersione del KyokushinKai potrebbe essere un fatto positivo: prima o poi in tutte le buone famiglie, i figli dovranno andarsene dalle case dei loro genitori e formare le proprie famiglie. Alcuni dei gruppi distaccati potranno rimanere fedeli ai principi del KyokushinKai, come ha fatto Hanshi Steve Arneil in Gran Bretagna nel 1991 fondando della IFK. Molti altri, invece, come Shingeru Oyama negli Stati Uniti, hanno utilizzato questi principi per favorire lo sviluppo di un loro stile basato sul Kyokushin Karate.











venerdì 20 aprile 2012

La Scuola Shotokan


La Scuola Shotokan
tratto da
Kenji Tokitsu
Storia del Karate - La Via della Mano Vuota
1995 Luni Editrice - Milano
(Pag. 72 - 78)

Lo Shotokan
Riprendiamo brevemente le principali tappe del cammino di G. Funakoshi verso lo Shotokan:

1. Periodo del Meisei-juku (dal 1922 al 1924).

Dopo la dimostrazione al Kodokan, nel 1922, G.
Funakoshi comincia il suo insegnamento a Meisei-juku, il pensionato per gli studenti di Okinawa.
Egli ottiene, come abbiamo visto, l'autorizzazione a utilizzare la sala conferenze di questa casa, che
misura all'incirca 36mq. Durante il grande terremoto del 1924, questa casa è distrutta ed egli deve
cercare un altro dojo.

2. Periodo del dojo Yushin-kan (dal 1924 al 1931), Hakudo Nakayama, celebre maestro di kendo dell'epoca, propone a G. Funakoshi di poter usare il suo dojo nelle ore in cui lo lascia libero. Ma
l'attività del kendo aumenta e G. Funakoshi deve lasciare questo dojo dopo sette anni.

3. Periodo del Masagocho dojo (dal 1931 al 1938). Nel 1931 G. Funakoshi affitta una piccola casa nel quartiere nel quartiere Masagocho, uno dei quartieri centrali di Tokyo. Nel giardino di questa casa fa posare delle assi di legno e vi dirige gli allenamenti. Un anno più tardi riesce ad affittare il pianterreno della casa vicina per farvi un dojo di 30mq.

4. Periodo dello Shotokan (dal 1938 al 1945). Il primo marzo 1938, il dojo Shotokan è costruito.
Esso diventa il centro dell'insegnamento del karate di G. Funakoshi ed è frequentato da numerosi
adepti fino all'inizio della seconda guerra mondiale. Sarà distrutto dal bombardamento del marzo
1945.

Perché il nome "Shotokan"?
G. Funakoshi componeva fin da giovane delle poesie che calligrafava
con notevole arte; egli aveva scelto come pseudonimo di calligrafo
Shoto (fruscio di pineta). Il suo paese natale era infatti dominato dal
castello di Shuri, che era prolungato da colline e da monti coperti da
foreste di pini. Questi formano una lunga catena chiamata Kobisan
(Monti della Coda di Tigre). G. Funakoshi aveva l'abitudine, in gioventù, di passeggiarvi spesso, di giorno e anche di notte, al chiaro di luna o sotto le stelle. Il fruscio dei pini lo accompagnava da allora. Firmando Shoto le sue poesie calligrafate, il ricordo del canto della pineta lo riportava ai sentimenti dell'infanzia e della giovinezza. E quando egli sceglie Shoto come nome del suo dojo di karate, vuole ancora legare l'immagine del fruscio della pineta alla via che segue nel karate.

"Amerei proseguire la via del karate, così come la vita, nella grazie della verità intrinseca alla calma del fruscio dei pini", scrive Funakoshi.
E' nella primavera del 1938 che egli affigge l'insegna "Shotokan" (kan significa casa o dojo) davanti al suo dojo. Questo nome sarà in seguito utilizzato per designare la sua scuola. G. Funakoshi ha 70 anni. A partire da quest'epoca, egli stabilisce un sistema di "kyu" e di "dan" per designare i gradi degli allievi ed elabora i corsi che vengono tenuti dai suoi allievi anziani. Delega, in ogni università, la responsabilità dell'insegnamento anziano più avanzato nel karate, e quella del dojo Shotokan al suo terzo figlio, Yoshitaka. Il lavoro di Funakoshi consiste nell'andare ogni giorno nelle varie università per dare consigli e insegnare. Già più di una decina di università si sono affiliate allo Shotokan. La sua scuola comincia ad allargarsi al di fuori di Tokyo, con il trasferimento in provincia dei suoi allievi anziani. Funakoshi effettua quindi, di tanto in tanto, un viaggio
d'insegnamento più o meno lungo.

Uno dei figli di G. Funakoshi, Yoshitaka, si è formato al karate con lo scopo di prepararsi a succedere a suo padre alla testa dello Shotokan.

Secondo H. Otsuka:
«... Il terzo figlio, Yoshitaka, è arrivato a Tokyo all'età di quindici anni circa. Dapprima ha lavorato come apprendista carpentiere a Senju, grazie alla raccomandazione di M. Yamada. Ma, pensando, che questo lavoro non gli si confacesse, M. Himotsu, all'epoca studente dell'università di Tokyo, lo
ha invitato a studiare nel laboratorio di radiologia dell'università, dove ha ottenuto il diploma di tecnico di radiologia... Yoshitaka ha cominciato a praticare il karate per iniziativa di suo fratello maggiore Yoshishide, che è arrivato a Tokyo un po' più tardi. Quest'ultimo lavorava in una piccola bottega situata al ministero delle finanze. E' lui che ha persuaso suo padre e suo fratello minore della necessità di formare Yoshitaka come successore del padre, poiché questi invecchiava. Così Yoshitaka è rientrato a Okinawa per un soggiorno di un mese, poi ha cominciato a insegnare il karate-jutsu dopo aver lasciato il laboratorio di radiologia...Il termine Shoto è lo pseudonimo utilizzato dal Maestro Funakoshi per la calligrafia,arte nella quale era diventato esperto...»

Benché di salute cagionevole fin dall'infanzia, Yoshitaka diventa alla fine, al prezzo di sforzi
appassionati, un esperto incontestabile della propria arte. Egli apporta al karate di suo padre
parecchie modifiche, che quest'ultimo non sempre apprezza. Yoshitaka introduce maggiore
ampiezza e dinamismo nell'esecuzione delle tecniche. Lo stile attuale dello Shotokan proviene più
da Yoshitaka che da suo padre.
Ecco alcune testimonianze su questo punto e sulla personalità di Giochin Funakoshi.
F. Takagi (nato nel 1920), ex-segretario generale della WUKO (World Union of Karate-do Organisation):
«Il Maestro Yoshitaka era incontestabilmente forte. Una parte importante del nostro karate Shotokan proviene da lui...
G. Funakoshi non era un karateka, per lo meno non un tecnico del karate. Per noi era tanto un maestro di vita quanto un adepto di karate».
T. Watabe (nato nel 1917):
"Ho sentito Noguchi ed Egami, che sono i miei superiori nello Shotokan, raccontare il seguente aneddoto. Un giorno, mentre il maestro G. Funakoshi passava sotto l'internato degli studenti dell'università, uno degli allievi di karate ha orinato dalla finestra del primo piano, e il Maestro Funakoshi ha ricevuto l'urina del proprio allievo direttamente sulla testa. Egami e gli altri allievi che accompagnavano il maestro, indignati e in collera, volevano rompere la testa a quello che
aveva orinato. Allora il maestro Funakoshi ha detto: "Non dovete andare così in collera.
E' sufficiente che mi asciughi la testa". Egami, che era così pronto all'azione, non ha potuto far nulla,
dopo queste parole del suo maestro. Questo aneddoto illustra molto bene la personalità del maestro
Funakoshi».

L'evoluzione tecnica e il combattimento libero nella scuola Shotokan
Yoshitaka Funakoshi prende l'iniziativa di introdurre l'esercizio del combattimento libero nel suo insegnamento, cosa che riesce male accetta a suo padre. Di fatto si acuisce sempre più il divario tra i modi di praticare e di insegnare il karate del padre e quelli del figlio, tanto dal punto di vista tecnico quanto da quello morale.
Yoshitaka e alcuni adepti dello Shotokan, nel corso di un viaggio a Osaka, fanno un allenamento comune con gli adepti di Goju-ryu. Essi organizzano un incontro di combattimento libero, cosa naturale in quell'epoca, in cui la tensione militarista era forte nelle giovani generazioni. Gli incontri tra le diverse scuole portavano facilmente allo scontro reale; per di più non vi era ancora alcuna regola per i combattimenti di karate. In breve, nel corso di questo combattimento la disfatta di Yoshitaka e dei suoi amici è innegabile.

Secondo diverse testimonianze, è al ritorno da questo viaggio che Yoshitaka prende l'iniziativa di introdurre l'esercizio del combattimento libero nell'allenamento dello Shotokan, ed elabora tecniche e strategie per il combattimento libero.

Il suo atteggiamento di ricerca dell'efficacia nel karate scava un fossato tra lui e suo padre.
Ecco la testimonianza che ho raccolto nel 1985 da H. Namekawa, professore di francese
all'università Nihon, che fu allievo dello Shotokan durante la guerra:
«All'epoca ero un giovane principiante inesperto, allievo del Maestro Yoshitaka Funakoshi. Ci faceva molta paura. Era stato rimpatriato dalla Cina, probabilmente a causa del suo stato di salute, ed era già stato colpito dalla malattia di cui morì alcuni anni più tardi. Quando non era contento del nostro modo di eseguire gli esercizi, ci diceva con colera: "Credete che poteste uccidere degli uomini con queste tecniche pietose? Io ho ucciso con le mie mani numerosi cinesi quando ero in Cina. Non è facendo come voi che si arriva a uccidere".
Io avevo veramente paura, mi faceva pensare al muso di un toro. Ma, dopo il corso, suo padre lo chiamava in un angolo e gli parlava severamente: "Perché dici delle cose simili ai tuoi giovani allievi? E' vergognoso. Il karate non è fatto per uccidere degli uomini, come tu pretendi di credere".
Mi ricordo del Maestro G. Funakoshi; era già anziano ed era una persona dolce e rispettabile».

Ichizo Otake (nato nel 1905) evoca i suoi ricordi di G. Funakoshi:
«Questo succedeva, credo, nel 1928: mi stavo cambiando dopo l'allenamento al dojo di Meisei-juku, quando arrivarono quattro allievi più avanzati. Quando li ho salutati, essi mi hanno detto: "Andiamo a mettere alla prova l'arte del Maestro tendendogli un agguato, vieni a guardarci." Li ho seguiti dicendomi: "Toh, è divertente." Ero giovane. Ben presto il Maestro Funakoshi arriva, esce dall'allenamento, si asciuga il sudore dalla fronte, si avvicina a noi con un gentile sorriso. A un tratto, tre dei miei superiori lo circondando tirandogli pugni e calci.
Non erano attacchi portati con la volontà di uccidere, ma erano sufficientemente seri, tirati da Karateka ben allenati. Il Maestro, sorpreso, ha prima preso l'attacco come uno scherzo e ha schivato
sorridendo. Ma ha capito molto presto l'intenzione dei suoi allievi. Il suo viso è arrossito e ha lanciato dei kiai, ho allora avuto l'impressione che il suo piccolo corpo fosse diventato tutt'a un tratto molto grande. E quando ha compiuto alcuni movimenti circolari, i miei superiori si sono accovacciati tenendosi il gomito o il ginocchio. Perché le parate del maestro erano talmente dure che avevano l'impressione di venir colpiti con una sbarra di ferro.

Uno di loro ha gridato: "Abbiamo apprezzato la sua tecnica, Maestro. Ci scusi, per favore". Il maestro ha gridato: "Idioti!", e si è ritirato nella sua camera di tre tatami dopo averci lanciato uno sguardo incollerito.
Per un certo tempo sono rimasto inerte, sentendo un grandissimo rimorso. Poi sono andato a vedere il Maestro. Sono rimasto un momento esitante davanti alla sua porta, e alla fine ho domandato timidamente il permesso si vederlo. Mi ha detto di entrare. Entrando, ho abbassato profondamente la testa per scusarmi, ma ero incapace di articolare una parola. Il Maestro ha detto, con una voce leggermente più forte del solito: "Testare la capacità del maestro è totalmente in disaccordo con la via. La passione del budo non deve condurre a ciò. Questo non è lo spirito del budo". Ero ancora incapace di pronunciare parola, coperto di sudore freddo. Dopo un momento, il maestro disse: "Andiamo a fare il bagno".... Più tardi, ho fatto ancora una volta una cosa che è dispiaciuta al Maestro. In quell'epoca, in molte università, alcuni studenti cominciavano a fare combattimento libero e a confezionare delle armature di protezione... Alcuni mescolavano il pugilato inglese con il karate e io ne facevo parte.

Un giorno ho sentito dire che il Maestro Funakoshi era molto in collera e stava per escluderci dal suo dojo. Sconvolto, mi sono precipitato dal Maestro.. Egli mi ha detto con calma: "Capisco che non siate soddisfatti dei kata e degli esercizi convenzionali di combattimento, ma questo dipende da una vostra mancanza di approfondimento dell'arte. Nel karate, come budo, il combattimento significa "il combattimento a morte". La boxe inglese è stata elaborata come sport, eliminando le tecniche pericolose: colpi di gomito, uraken ecc.

Quali che siano le armature che metterete a punto, fare il karate come competizione vi farà deviare dalla via." Dopo un momento ha aggiunto: "...Ma penso che nella boxe inglese vi siano dei modi di stare in guardia e degli spostamenti che valgono la pena di essere studiati. Se è in questo senso che desiderate impararla, vi raccomando di praticare la boxe come boxe, senza mescolarla con il karate". Sono stato commosso dalla sua perspicacia e dalla sua comprensione».

Lo Shotokan dopo la seconda guerra mondiale
Nel 1945 il dojo Shotokan, sette anni dopo la sua costruzione, è annientato sotto i bombardamenti americani; Yoshitaka si ammala gravemente. La guerra termina, lasciando il Giappone in un disordine desolante. G. Funakoshi, a 77 anni, lascia Tokyo per raggiungere sua moglie che si era rifugiata a Oita (nel sud del Giappone).




Essi si ritrovano dopo una lunga separazione e vivono insieme coltivando da soli della verdura e raccogliendo molluschi e alghe in riva al mare.
La vita non è certo facile, ma finalmente sono insieme. Due anni più tardi, nel 1947, sua moglie si ammala improvvisamente e muore poco tempo dopo. Prima di morire gli domanda di coricarla in modo che prima la sua testa si trovi in direzione di Tokyo, poi nella direzione di Okinawa. Scrive G. Funakoshi: "Ha pregato l'Imperatore, e ha detto addio ai suoi figli che vivevano a Tokyo, poi ha salutato i suoi antenati che sono sepolti ad Okinawa. Questa fu la fine di mia moglie, che aveva fatto di tutto perché io potessi proseguire nella via del karate".

Effettivamente, coricarsi con la testa nella direzione di qualcuno è un segno di rispetto, girare i piedi nella sua direzione è un'offesa. Possiamo vedere in questo atto l'addio della signora Funakoshi, la concretizzazione di un modello culturale di prima della guerra che, anche se non è più messo in pratica, resta in fondo alla coscienza dei Giapponesi contemporanei.

In questo stesso 1947, Yoshitaka, il figlio al quale aveva affidato lo Shotokan, muore anche'egli.
G. Funakoshi ha l'impressione di aver perduto tutto con la guerra. Tuttavia gli studenti hanno ripreso l'allenamento all'università, malgrado l'atmosfera di depressione che investe tutto il Giappone dopo la disfatta, e gli allievi anziani sopravvissuti ai campi di battaglia cominciano a ritornare. G. Funakoshi,a 80 anni, ritorna a Tokyo. I suoi allievi anziani usciti da università diverse cominciano a raggrupparsi per riformare la scuola Shotokan. Nel 1949 si costituisce la Japan Karate Association(J.K.A.) con alla testa Gichin Funakoschi, dell'età di 81 anni. Sembra, per un momento, che l'unità della scuola sia stabilita. Ma, dagli inizi degli anni Cinquanta, le divergenze di opinione sui modi di praticare e di insegnare il karate, e anche sull'organizzazione della scuola, suscitano conflitti. Il numero dei praticanti continua tuttavia ad aumentare di anno in anno. Le contraddizioni in seno alla scuola scoppiano quando Gichin Funakoshi muore nel 1957,
 all'età di 89 anni.