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venerdì 20 aprile 2012

La Scuola Shotokan


La Scuola Shotokan
tratto da
Kenji Tokitsu
Storia del Karate - La Via della Mano Vuota
1995 Luni Editrice - Milano
(Pag. 72 - 78)

Lo Shotokan
Riprendiamo brevemente le principali tappe del cammino di G. Funakoshi verso lo Shotokan:

1. Periodo del Meisei-juku (dal 1922 al 1924).

Dopo la dimostrazione al Kodokan, nel 1922, G.
Funakoshi comincia il suo insegnamento a Meisei-juku, il pensionato per gli studenti di Okinawa.
Egli ottiene, come abbiamo visto, l'autorizzazione a utilizzare la sala conferenze di questa casa, che
misura all'incirca 36mq. Durante il grande terremoto del 1924, questa casa è distrutta ed egli deve
cercare un altro dojo.

2. Periodo del dojo Yushin-kan (dal 1924 al 1931), Hakudo Nakayama, celebre maestro di kendo dell'epoca, propone a G. Funakoshi di poter usare il suo dojo nelle ore in cui lo lascia libero. Ma
l'attività del kendo aumenta e G. Funakoshi deve lasciare questo dojo dopo sette anni.

3. Periodo del Masagocho dojo (dal 1931 al 1938). Nel 1931 G. Funakoshi affitta una piccola casa nel quartiere nel quartiere Masagocho, uno dei quartieri centrali di Tokyo. Nel giardino di questa casa fa posare delle assi di legno e vi dirige gli allenamenti. Un anno più tardi riesce ad affittare il pianterreno della casa vicina per farvi un dojo di 30mq.

4. Periodo dello Shotokan (dal 1938 al 1945). Il primo marzo 1938, il dojo Shotokan è costruito.
Esso diventa il centro dell'insegnamento del karate di G. Funakoshi ed è frequentato da numerosi
adepti fino all'inizio della seconda guerra mondiale. Sarà distrutto dal bombardamento del marzo
1945.

Perché il nome "Shotokan"?
G. Funakoshi componeva fin da giovane delle poesie che calligrafava
con notevole arte; egli aveva scelto come pseudonimo di calligrafo
Shoto (fruscio di pineta). Il suo paese natale era infatti dominato dal
castello di Shuri, che era prolungato da colline e da monti coperti da
foreste di pini. Questi formano una lunga catena chiamata Kobisan
(Monti della Coda di Tigre). G. Funakoshi aveva l'abitudine, in gioventù, di passeggiarvi spesso, di giorno e anche di notte, al chiaro di luna o sotto le stelle. Il fruscio dei pini lo accompagnava da allora. Firmando Shoto le sue poesie calligrafate, il ricordo del canto della pineta lo riportava ai sentimenti dell'infanzia e della giovinezza. E quando egli sceglie Shoto come nome del suo dojo di karate, vuole ancora legare l'immagine del fruscio della pineta alla via che segue nel karate.

"Amerei proseguire la via del karate, così come la vita, nella grazie della verità intrinseca alla calma del fruscio dei pini", scrive Funakoshi.
E' nella primavera del 1938 che egli affigge l'insegna "Shotokan" (kan significa casa o dojo) davanti al suo dojo. Questo nome sarà in seguito utilizzato per designare la sua scuola. G. Funakoshi ha 70 anni. A partire da quest'epoca, egli stabilisce un sistema di "kyu" e di "dan" per designare i gradi degli allievi ed elabora i corsi che vengono tenuti dai suoi allievi anziani. Delega, in ogni università, la responsabilità dell'insegnamento anziano più avanzato nel karate, e quella del dojo Shotokan al suo terzo figlio, Yoshitaka. Il lavoro di Funakoshi consiste nell'andare ogni giorno nelle varie università per dare consigli e insegnare. Già più di una decina di università si sono affiliate allo Shotokan. La sua scuola comincia ad allargarsi al di fuori di Tokyo, con il trasferimento in provincia dei suoi allievi anziani. Funakoshi effettua quindi, di tanto in tanto, un viaggio
d'insegnamento più o meno lungo.

Uno dei figli di G. Funakoshi, Yoshitaka, si è formato al karate con lo scopo di prepararsi a succedere a suo padre alla testa dello Shotokan.

Secondo H. Otsuka:
«... Il terzo figlio, Yoshitaka, è arrivato a Tokyo all'età di quindici anni circa. Dapprima ha lavorato come apprendista carpentiere a Senju, grazie alla raccomandazione di M. Yamada. Ma, pensando, che questo lavoro non gli si confacesse, M. Himotsu, all'epoca studente dell'università di Tokyo, lo
ha invitato a studiare nel laboratorio di radiologia dell'università, dove ha ottenuto il diploma di tecnico di radiologia... Yoshitaka ha cominciato a praticare il karate per iniziativa di suo fratello maggiore Yoshishide, che è arrivato a Tokyo un po' più tardi. Quest'ultimo lavorava in una piccola bottega situata al ministero delle finanze. E' lui che ha persuaso suo padre e suo fratello minore della necessità di formare Yoshitaka come successore del padre, poiché questi invecchiava. Così Yoshitaka è rientrato a Okinawa per un soggiorno di un mese, poi ha cominciato a insegnare il karate-jutsu dopo aver lasciato il laboratorio di radiologia...Il termine Shoto è lo pseudonimo utilizzato dal Maestro Funakoshi per la calligrafia,arte nella quale era diventato esperto...»

Benché di salute cagionevole fin dall'infanzia, Yoshitaka diventa alla fine, al prezzo di sforzi
appassionati, un esperto incontestabile della propria arte. Egli apporta al karate di suo padre
parecchie modifiche, che quest'ultimo non sempre apprezza. Yoshitaka introduce maggiore
ampiezza e dinamismo nell'esecuzione delle tecniche. Lo stile attuale dello Shotokan proviene più
da Yoshitaka che da suo padre.
Ecco alcune testimonianze su questo punto e sulla personalità di Giochin Funakoshi.
F. Takagi (nato nel 1920), ex-segretario generale della WUKO (World Union of Karate-do Organisation):
«Il Maestro Yoshitaka era incontestabilmente forte. Una parte importante del nostro karate Shotokan proviene da lui...
G. Funakoshi non era un karateka, per lo meno non un tecnico del karate. Per noi era tanto un maestro di vita quanto un adepto di karate».
T. Watabe (nato nel 1917):
"Ho sentito Noguchi ed Egami, che sono i miei superiori nello Shotokan, raccontare il seguente aneddoto. Un giorno, mentre il maestro G. Funakoshi passava sotto l'internato degli studenti dell'università, uno degli allievi di karate ha orinato dalla finestra del primo piano, e il Maestro Funakoshi ha ricevuto l'urina del proprio allievo direttamente sulla testa. Egami e gli altri allievi che accompagnavano il maestro, indignati e in collera, volevano rompere la testa a quello che
aveva orinato. Allora il maestro Funakoshi ha detto: "Non dovete andare così in collera.
E' sufficiente che mi asciughi la testa". Egami, che era così pronto all'azione, non ha potuto far nulla,
dopo queste parole del suo maestro. Questo aneddoto illustra molto bene la personalità del maestro
Funakoshi».

L'evoluzione tecnica e il combattimento libero nella scuola Shotokan
Yoshitaka Funakoshi prende l'iniziativa di introdurre l'esercizio del combattimento libero nel suo insegnamento, cosa che riesce male accetta a suo padre. Di fatto si acuisce sempre più il divario tra i modi di praticare e di insegnare il karate del padre e quelli del figlio, tanto dal punto di vista tecnico quanto da quello morale.
Yoshitaka e alcuni adepti dello Shotokan, nel corso di un viaggio a Osaka, fanno un allenamento comune con gli adepti di Goju-ryu. Essi organizzano un incontro di combattimento libero, cosa naturale in quell'epoca, in cui la tensione militarista era forte nelle giovani generazioni. Gli incontri tra le diverse scuole portavano facilmente allo scontro reale; per di più non vi era ancora alcuna regola per i combattimenti di karate. In breve, nel corso di questo combattimento la disfatta di Yoshitaka e dei suoi amici è innegabile.

Secondo diverse testimonianze, è al ritorno da questo viaggio che Yoshitaka prende l'iniziativa di introdurre l'esercizio del combattimento libero nell'allenamento dello Shotokan, ed elabora tecniche e strategie per il combattimento libero.

Il suo atteggiamento di ricerca dell'efficacia nel karate scava un fossato tra lui e suo padre.
Ecco la testimonianza che ho raccolto nel 1985 da H. Namekawa, professore di francese
all'università Nihon, che fu allievo dello Shotokan durante la guerra:
«All'epoca ero un giovane principiante inesperto, allievo del Maestro Yoshitaka Funakoshi. Ci faceva molta paura. Era stato rimpatriato dalla Cina, probabilmente a causa del suo stato di salute, ed era già stato colpito dalla malattia di cui morì alcuni anni più tardi. Quando non era contento del nostro modo di eseguire gli esercizi, ci diceva con colera: "Credete che poteste uccidere degli uomini con queste tecniche pietose? Io ho ucciso con le mie mani numerosi cinesi quando ero in Cina. Non è facendo come voi che si arriva a uccidere".
Io avevo veramente paura, mi faceva pensare al muso di un toro. Ma, dopo il corso, suo padre lo chiamava in un angolo e gli parlava severamente: "Perché dici delle cose simili ai tuoi giovani allievi? E' vergognoso. Il karate non è fatto per uccidere degli uomini, come tu pretendi di credere".
Mi ricordo del Maestro G. Funakoshi; era già anziano ed era una persona dolce e rispettabile».

Ichizo Otake (nato nel 1905) evoca i suoi ricordi di G. Funakoshi:
«Questo succedeva, credo, nel 1928: mi stavo cambiando dopo l'allenamento al dojo di Meisei-juku, quando arrivarono quattro allievi più avanzati. Quando li ho salutati, essi mi hanno detto: "Andiamo a mettere alla prova l'arte del Maestro tendendogli un agguato, vieni a guardarci." Li ho seguiti dicendomi: "Toh, è divertente." Ero giovane. Ben presto il Maestro Funakoshi arriva, esce dall'allenamento, si asciuga il sudore dalla fronte, si avvicina a noi con un gentile sorriso. A un tratto, tre dei miei superiori lo circondando tirandogli pugni e calci.
Non erano attacchi portati con la volontà di uccidere, ma erano sufficientemente seri, tirati da Karateka ben allenati. Il Maestro, sorpreso, ha prima preso l'attacco come uno scherzo e ha schivato
sorridendo. Ma ha capito molto presto l'intenzione dei suoi allievi. Il suo viso è arrossito e ha lanciato dei kiai, ho allora avuto l'impressione che il suo piccolo corpo fosse diventato tutt'a un tratto molto grande. E quando ha compiuto alcuni movimenti circolari, i miei superiori si sono accovacciati tenendosi il gomito o il ginocchio. Perché le parate del maestro erano talmente dure che avevano l'impressione di venir colpiti con una sbarra di ferro.

Uno di loro ha gridato: "Abbiamo apprezzato la sua tecnica, Maestro. Ci scusi, per favore". Il maestro ha gridato: "Idioti!", e si è ritirato nella sua camera di tre tatami dopo averci lanciato uno sguardo incollerito.
Per un certo tempo sono rimasto inerte, sentendo un grandissimo rimorso. Poi sono andato a vedere il Maestro. Sono rimasto un momento esitante davanti alla sua porta, e alla fine ho domandato timidamente il permesso si vederlo. Mi ha detto di entrare. Entrando, ho abbassato profondamente la testa per scusarmi, ma ero incapace di articolare una parola. Il Maestro ha detto, con una voce leggermente più forte del solito: "Testare la capacità del maestro è totalmente in disaccordo con la via. La passione del budo non deve condurre a ciò. Questo non è lo spirito del budo". Ero ancora incapace di pronunciare parola, coperto di sudore freddo. Dopo un momento, il maestro disse: "Andiamo a fare il bagno".... Più tardi, ho fatto ancora una volta una cosa che è dispiaciuta al Maestro. In quell'epoca, in molte università, alcuni studenti cominciavano a fare combattimento libero e a confezionare delle armature di protezione... Alcuni mescolavano il pugilato inglese con il karate e io ne facevo parte.

Un giorno ho sentito dire che il Maestro Funakoshi era molto in collera e stava per escluderci dal suo dojo. Sconvolto, mi sono precipitato dal Maestro.. Egli mi ha detto con calma: "Capisco che non siate soddisfatti dei kata e degli esercizi convenzionali di combattimento, ma questo dipende da una vostra mancanza di approfondimento dell'arte. Nel karate, come budo, il combattimento significa "il combattimento a morte". La boxe inglese è stata elaborata come sport, eliminando le tecniche pericolose: colpi di gomito, uraken ecc.

Quali che siano le armature che metterete a punto, fare il karate come competizione vi farà deviare dalla via." Dopo un momento ha aggiunto: "...Ma penso che nella boxe inglese vi siano dei modi di stare in guardia e degli spostamenti che valgono la pena di essere studiati. Se è in questo senso che desiderate impararla, vi raccomando di praticare la boxe come boxe, senza mescolarla con il karate". Sono stato commosso dalla sua perspicacia e dalla sua comprensione».

Lo Shotokan dopo la seconda guerra mondiale
Nel 1945 il dojo Shotokan, sette anni dopo la sua costruzione, è annientato sotto i bombardamenti americani; Yoshitaka si ammala gravemente. La guerra termina, lasciando il Giappone in un disordine desolante. G. Funakoshi, a 77 anni, lascia Tokyo per raggiungere sua moglie che si era rifugiata a Oita (nel sud del Giappone).




Essi si ritrovano dopo una lunga separazione e vivono insieme coltivando da soli della verdura e raccogliendo molluschi e alghe in riva al mare.
La vita non è certo facile, ma finalmente sono insieme. Due anni più tardi, nel 1947, sua moglie si ammala improvvisamente e muore poco tempo dopo. Prima di morire gli domanda di coricarla in modo che prima la sua testa si trovi in direzione di Tokyo, poi nella direzione di Okinawa. Scrive G. Funakoshi: "Ha pregato l'Imperatore, e ha detto addio ai suoi figli che vivevano a Tokyo, poi ha salutato i suoi antenati che sono sepolti ad Okinawa. Questa fu la fine di mia moglie, che aveva fatto di tutto perché io potessi proseguire nella via del karate".

Effettivamente, coricarsi con la testa nella direzione di qualcuno è un segno di rispetto, girare i piedi nella sua direzione è un'offesa. Possiamo vedere in questo atto l'addio della signora Funakoshi, la concretizzazione di un modello culturale di prima della guerra che, anche se non è più messo in pratica, resta in fondo alla coscienza dei Giapponesi contemporanei.

In questo stesso 1947, Yoshitaka, il figlio al quale aveva affidato lo Shotokan, muore anche'egli.
G. Funakoshi ha l'impressione di aver perduto tutto con la guerra. Tuttavia gli studenti hanno ripreso l'allenamento all'università, malgrado l'atmosfera di depressione che investe tutto il Giappone dopo la disfatta, e gli allievi anziani sopravvissuti ai campi di battaglia cominciano a ritornare. G. Funakoshi,a 80 anni, ritorna a Tokyo. I suoi allievi anziani usciti da università diverse cominciano a raggrupparsi per riformare la scuola Shotokan. Nel 1949 si costituisce la Japan Karate Association(J.K.A.) con alla testa Gichin Funakoschi, dell'età di 81 anni. Sembra, per un momento, che l'unità della scuola sia stabilita. Ma, dagli inizi degli anni Cinquanta, le divergenze di opinione sui modi di praticare e di insegnare il karate, e anche sull'organizzazione della scuola, suscitano conflitti. Il numero dei praticanti continua tuttavia ad aumentare di anno in anno. Le contraddizioni in seno alla scuola scoppiano quando Gichin Funakoshi muore nel 1957,
 all'età di 89 anni.


domenica 15 aprile 2012

STORIA E CARATTERISTICHE TECNICHE DEL KARATE SHOTOKAN RYU KASE HA






Storia
Il Karate shotokan ryu Kase ha è un particolare metodo di karate elaborato dal M° Taiji Kase
dopo 55 anni di intenso studio. Cercheremo di ricostruire dal punto di vista cronologico le varie fasi
che hanno portato il M° Kase a creare questa variante della scuola shotokan.
Il M° Kase nasce in Giappone il 9 febbraio del 1929, inizia la pratica
del karate nel 1944 presso lo Shotokan Dojo sotto la direzione dei
M° Egami, Hironishi, Hayashi, Uemura e Okuyama all’epoca i
migliori assistenti del M° Yoshitaka Funakoshi e suoi collaboratori
nella codificazione di questo rivoluzionario stile nato proprio in
quegli anni. Saltuariamente lo stesso M° Y. Funakoshi teneva le
lezioni al corso principianti, corso al quale partecipava lo stesso M°
Kase allora sedicenne. La seconda guerra mondiale portò come
conseguenza l’interruzione dei corsi e la distruzione del dojo a causa
dei bombardamenti ricevuti. L’evento più grave di quegli anni per la
sorte del neonato stile shotokan fu comunque la morte (avvenuta
sembra nella primavera del 1945 ) del M° Y. Funakoshi, fatto che
cambiò per sempre la storia e l’evoluzione del karate; possiamo
senz’altro affermare che questa disciplina avrebbe avuto storia ed
evoluzione sostanzialmente diversi se il M° Y. Funakoshi fosse
rimasto in vita.
Yoshitaka Funakoshi (fonte: dalla rete)
Comunque sia nel 1949, a guerra conclusa, nacque la Japan Karate Association fondata da Isao Obata e alla direzione tecnica della quale fu messo Masatoshi Nakayama, un allievo della prima ora del Maestro Gichin Funakoshi, che a causa di un lungo soggiorno in Cina, non aveva partecipato agli enormi cambiamenti apportati dal 1937 al 1944 dal
M°Yoshitaka, cambiamenti che avevano separato definitivamente il nuovo stile dall’arte praticata ad Okinawa. La JKA aveva come scopo la
trasformazione del karate da arte marziale in sport (sulla falsariga di quello che era avvenuto con il judo e il kendo diversi anni prima ) e la sua diffusione su scala mondiale, cosa che riuscì solo nel 1957, alla morte dell’anziano M° Gichin Funakoshi (padre di Yoshitaka) che in vita si era sempre opposto, come il figlio del resto, allo sviluppo agonistico della sua disciplina. I Maestri Egami ed Hironishi, primi assistenti del M° Yoshitaka, non aderirono a questa federazione ritenendo il karate proposto da quest’ultima eccessivamente commerciale e distante dai principi tecnici e spirituali elaborati dal loro Maestro allo shotokan dojo.


Nell’ottobre del 1957, pochi mesi dopo la scomparsa di G. Funakoshi, si tenne il primo campionato giapponese di karate vinto nella specialità kumite dal M° Kanazawa. Per inciso, il M° Kase in quell’occasione tenne una dimostrazione di kumite con il M° Nishiyama e a detta del M° Shoji
Sugiyama ( per anni nostro maestro di aikijujutsu ) presente alla manifestazione, il M° Kase esprimeva già una potenza tremenda.
Il M° Kase in un primo momento aderì alla JKA e diventò man mano il responsabile dei corsi istruttori, nel 1964 fu inviato prima in Sudafrica poi in Europa insieme ad altri maestri (suoi allievi nei corsi istruttori che teneva alla JKA), i M° Enoeda, Shirai, Kanazawa per una serie di esibizioni
e per diffondere nel nostro continente la via della mano vuota.

Il M° Kase si trasferì definitivamente in Francia nel 1967 (dopo una breve parentesi in Belgio) e lì aprì il suo dojo. Da quel momento si allontanò sempre più dalla JKA e dal suo modo di praticare sia per l’eccessiva deriva agonistica intrapresa dalla federazione sia per il fatto che egli considerava il karate JKA un ottimo metodo, ma pur sempre un metodo per principianti, che andava bene al massimo fino al raggiungimento della cintura nera 1° Dan.
Integrò quindi gli insegnamenti ricevuti allo shotokan dojo con lo studio di altre discipline, il kendo,
l’aikido (ricordiamo che il Maestro era 3° Dan di judo già dal 1944), testi riguardanti i metodi di
allenamento degli antichi samurai, libri di shintoismo, taoismo e di astrologia, al fine di trovare
punti di contatto e di comparazione con il karate.


Le conclusioni di questo percorso fatto di assidui studi e allenamenti furono presentate durante uno stage tenuto nel principato di Andorra il 26 luglio 2000, da quel momento il M° disse testualmente
di voler mettere a disposizione degli allievi le conclusioni sul karate, cui lui era pervenuto dopo 55 anni di pratica. Disse anche che alcune cose del karate le aveva capite, altre le aveva solo intuite e che ci sarebbe voluto un altro po’ di tempo per dissipare alcuni dubbi che gli erano rimasti. Gli stages che il M° terrà da quel momento fino alla sua scomparsa, saranno tutti incentrati sulla spiegazione dei principi e delle tecniche di questa sua creatura, il karate shotokan ryu kase ha
(letteralmente karate scuola shotokan metodo Kase).



Differenze con karate shotokan “tradizionale”
Cercheremo ora di evidenziare alcune particolarità di questo metodo e di metterne in risalto le differenze con il karate shotokan cosiddetto tradizionale (termine fuorviante, di recente creazione e
che niente ha a che fare con la tradizione – quale “tradizione” poi? Si puo’ davvero definire “tradizionale” una disciplina che ha poco più di 50 anni? ) meglio detto karate JKA.

1) Le tecniche usate nel karate shotokan solitamente hanno un percorso molto lungo, che serve a rinforzare gli arti e ad accumulare velocità e potenza; queste prendono il nome di o waza (grande tecnica). Proprio l’eccessiva lunghezza del tragitto le rende inutilizzabili in un combattimento a corta distanza (proibito nel karate sportivo, dove si utilizzano distanze medio-lunghe, e tipico invece in caso di aggressione), nel metodo del M° Kase si passa con il tempo all’uso di tecniche
intermedie che prendono il nome di chudan waza, e in un momento successivo a tecniche a corto
raggio, i cosidetti ko waza (piccola tecnica) che partono da un punto molto vicino al bersaglio.

2) Lo shotokan codificato negli anni 40 aveva sviluppato prevalentemente tecniche a mano chiusa e tralasciato quelle a mano aperta. Il M° Kase recuperò queste ultime elaborando tecniche a mano aperta molto efficaci sia in difesa che in attacco con traiettorie difficili da intercettare.

3) il M° ha introdotto nelle difese il concetto, preso dalla spada giapponese, di “atobaya” letteralmente “continuare”, ovvero continuare l’azione dopo il contatto in modo da aumentare il potere contundente della tecnica, il relativo shock e quasi sempre il relativo squilibrio (kuzushi) dell’avversario.
Taiji Kase (Fonte: dalla rete)

4) le tecniche di calcio elaborate dal karate in origine erano molto semplici; il M° Kase diede loro un’altra dimensione e dinamicità; introdusse le rotazioni per il calcio all’indietro (ushiro geri) elaborò il calcio circolare contrario (ura mawashi geri) e il calcio circolare opposto (gyaku mawashi geri) e infine il calcio circolare all’indietro con rotazione di 360 gradi (kaiten ushiro mawashi gheri); tolse dai kata gli yoko gheri keage (calcio laterale verso l’alto, tradotto spesso erroneamente come “calcio laterale frustato”) in quanto privo di efficacia in un vero combattimento, per utilizzare solamente lo yoko geri kekomi (calcio laterale di sfondamento, spesso erroneamente tradotto come ”calcio laterale spinto”).

5) il metodo classico utilizzato dalla JKA prevede quasi esclusivamente l’uso alternato delle due braccia,questo sistema prende il nome di seite waza (mani che si alternano). Il M° Kase, per la creazione del suo metodo, prese spunto dal famoso samurai del XVI sec. Myamoto Musashi, creatore della scuola di spada ”Hyoho niten ichi ryu”. Questo rivoluzionario stile di kenjutsu prevedeva l’uso di due sciabole (katana e wakizashi) al posto di una permettendo a Musashi di parare e contrattaccare con molta più rapidità, eliminando i tempi morti e moltiplicando le tecniche a disposizione. Tradotto nel karate si ha la possibilità di difendere e attaccare con lo stesso arto più volte, raddoppiando o triplicando le tecniche (il M° Kase soleva ripetere che è come avere quattro o sei braccia) riducendo gli intervalli di tempo tra una tecnica e l’altra, proprio quello che succede utilizzando due spade. Questo modo di usare gli arti prende il nome di hente waza (stessa mano).

6) dopo numerosi studi (e discussioni con suo padre ) il M° Yoshitaka Funakoshi aveva concluso che la posizione di guardia chiamata zenkutsu dachi (guardia con il ginocchio anteriore flesso) era inutilizzabile in uno scontro reale perché non consentiva alte velocità di esecuzione delle tecniche e la necessaria stabilità per portare attacchi multipli. Elaborò quindi una nuova postura chiamata fudo dachi “posizione inamovibile” usata per secoli nelle antiche scuole di Kenjutsu. L’utilizzo alternato di questa postura con la sua variante corta (chiamata hanmi dachi ”mezza guardia”) consente di muoversi con rapidità e stabilità al tempo stesso, il M° Kase in linea con gli insegnamenti di Yoshitaka faceva usare queste due guardie nei kihon e nel kumite, molto efficaci in difesa come in attacco. Per inciso alla morte del M° Yoshitaka, la JKA decise di abbandonare ( oltre al resto) l’uso del fudo dachi e di reintrodurre lo zenkutsudachi, che è diventata la guardia “ufficiale” di pressoché tutto lo shotokan mondiale, in barba alle indicazioni del Maestro.

7) nello shotokan originale del M°
Yoshitaka non veniva utilizzata la
rotazione dell’anca, metodo comparso
verso gli anni ‘60 lento e macchinoso,
che non consente ai colpi (per
impossibilità biomeccanica) di
penetrare il bersaglio e che espone tutti
i propri punti vulnerabili all’avversario
nel momento in cui l’anca è chiusa ed
il tronco frontale (il M° Egami diceva
che Yoshitaka non faceva uso della
rotazione dell’anca per tirare tsuki, ma
che i suoi pugni erano terrificanti e la
prima volta che chiesi al M° Kase se
dovevo continuare ad usare la
rotazione si mise a ridere, mi battè
affettuosamente una mano sulla spalla
facendo di no con l’altra mano, come
per dire”per carità!”). Con l’utilizzo di
fudo dachi non c’è necessità di ruotare
le anche e l’energia viene trasmessa in
altro modo, tra l’altro con la rotazione
non sarebbe possibile l’esecuzione
degli “ hente waza”, venendo meno
così uno dei punti salienti del karate
del M° Taiji Kase.





8)IL M° Kase raccomandava il costante uso, durante l’esecuzione di tutte le tecniche, della
respirazione addominale-verticale, (che spiegava con dovizia di particolari) che sviluppa
enormemente il tandem che è la vera fonte della qualità ricercata da tutti i praticanti di karate, il
“KIME” ( l’estrema decisione, massima energia fisica e mentale centralizzata, spiegata per anni, per
ignoranza o malafede, con la contrazione muscolare che ha esattamente l’effetto opposto,per quanti
anni ci dicevano “più kime “e noi aumentavamo la contrazione muscolare! )
Molte altre sono le cose che il M° Kase ci ha insegnato e che se raccontate aumenterebbero il solco
che divide questo metodo rispetto al karate shotokan praticato oggigiorno, ma riteniamo giusto
spiegarle solamente ai nostri allievi, come premio per il notevole impegno psico-fisico che viene
loro richiesto durante la pratica di questo stile.

Conclusioni
Dopo la breve (e volutamente incompleta) disamina tecnica di questo metodo vorremmo concludere
con una serie di considerazioni personali, convinzioni maturate dopo 28 anni di pratica assidua di
karate e di altre discipline facenti parte del Budo Giapponese.
Il Budo è incompatibile con lo sport,questo è ormai assodato ed era stato capito e scritto da tutti i
grandi Maestri del passato;sono due cose inconciliabili, possono coesistere ma viaggiando come
due parallele che non si incontreranno mai,la pratica di una esclude l’altra. Il karate shotokan ha
subito dalla sua nascita numerosi cambiamenti e altri ne subirà negli anni a venire; fin qui nulla di
strano, nulla è cristallizzato per sempre e tutto si evolve (lo shotokan stesso è un evoluzione del
karate di Okinawa). Tutti i grandi Maestri hanno dato la loro personale interpretazione al sistema
originale, non sempre con motivazioni e risultati logici, ma tant’è. Il M° Kase ha creato un proprio
metodo, frutto della sua “forma mentis”e delle proprie convinzioni maturate durante 55 anni di
studio: è un metodo che può apparire discutibile ed anacronistico, ma è comunque un metodo
compiuto che per essere assimilato ha bisogno di uno studio continuo ed approfondito.


Sono certamente migliaia i praticanti di karate nel mondo che hanno partecipato agli stages con il
M° Kase; nessuno, noi compresi, può dire di avere l’esclusiva, ma certamente ognuno da quegli
incontri è tornato nel proprio dojo con nuovi dubbi e nuove conoscenze. Non è solamente (anche se
aiuta) il numero di volte che si è frequentato un maestro che ci rende suoi allievi, ma la pratica
assidua , una volta ritornati nel nostro dojo, di ciò che abbiamo appreso durante quegli incontri.
Quello che ci vuole è anche e soprattutto il coraggio di una scelta di campo chiara; se ci si ispira al

M° Kase, se ci si vanta nell’aver partecipato ai suoi stages o addirittura si usa il suo nome per
chiamare il dojo nel quale si insegna, se davvero si è così legati alla tradizione come si va ripetendo
in ogni occasione, allora si abbia il coraggio di abbandonare la pratica agonistica, si smetta di
praticare il goshin do (difesa personale) come se fosse cosa altra dal karate (così ammettendo
implicitamente che il karate così come viene insegnato non è sufficiente a difendersi da una
eventuale aggressione ), si smetta di ricercare un inutile estetismo nella pratica dei kata (argomento
che sarà oggetto di un secondo scritto) si tornino a studiare soluzioni combattive credibili invece di perdere ore ed ore nella pratica di assurdi e peraltro recentissimi bunkai slegati completamente dalla realtà. In definitiva si lasci tutto quello che ha fatto diventare il karate una disciplina ad appannaggio di bambini, zie, nonne, fatta di innumerevoli campionati, specialità di gara create ex novo, “trofei topolino” e quant’altro, disciplina ormai considerata zimbello fra i metodi da combattimento (chiedete che opinione hanno di noi i pugili,i praticanti di tai boxe o quelli di
judo..per rimanere nel budo Giapponese) che dovrebbe togliere per dignità almeno l’attributo “marziale” per entrare a pieno diritto nelle “arti figurative”,oramai adatta a tutti…e quindi utile a
nessuno.

lunedì 19 marzo 2012

Il Padre Fondatore dello Shotokan : Gigin Funakoshi








Gichin Funakoshi (船越 義珍 Funakoshi Gichin; Shuri, 10 novembre 1868 – 

Tōkyō, 26 aprile 1957) è stato un karateka e maestro di karate giapponese. Fu tra i più conosciuti e apprezzati maestri di arti marziali; fu il fondatore dello stile Shotokan.




Gichin Funakoshi comincia la sua carriera di karateka, sotto la guida di uno dei più illustri maestri del tempo: Anko Asato. La sua passione per il karate, comincia quando da piccolo, verso i 12 anni, va spesso a giocare dal figlio più grande di Asato, e si stupisce delle tecniche che il padre eseguiva in giardino. L'allenamento con il maestro era sempre durissimo, e molto spesso si svolgeva di notte, al solo chiarore di una lanterna; qui Asato insegna a Funakoshi tutti i segreti del karate con grande rigidità. I primi tempi Funakoshi doveva eseguire centinaia di volte il singolo kata o la singola tecnica, al fine di raggiungerne la perfezione. Funakoshi era molto legato alle tradizioni tanto che, malgrado la situazione economica della famiglia, vuole studiare medicina, ma tra le regole per entrare in accademia, c'è quella di tagliare la crocchia. 
La crocchia era molto importante all'epoca, e cosi decide di lasciare medicina piuttosto che tagliarla. Comincia così un lavoro da insegnante alla scuola di Okinawa, e continuerà a farlo per oltre 30 anni. Agli inizi del suo lavoro come insegnante, Funakoshi conosce Anko Itosu, amico di Asato, che acconsente ad insegnarli la pratica del karate, sempre sotto la guida di Asato. Le idee dei due maestri sono però piuttosto diverse, cosi come lo erano al tempo quelle di tutti gli altri maestri; non esisteva un sistema unificato di karate, ed ognuno personalizzava il proprio stile in base alle proprie esigenze. 
Nel 1921 il re del Giappone è in viaggio verso l'Europa, e decide di far visita al piccolo distretto di Okinawa; qui durante la festa tenutasi per lui, incontra Funakoshi, che esegue delle tecniche dimostrative. L'anno dopo a Kyōto è in corso una esposizione di arti marziali ed educazione fisica, e Funakoshi viene mandato per rappresentare l'isola. Qui incontra Jigoro Kano che lo invita a tenere una dimostrazione nel suo dojo a Tokyo; Kano è entusiasta dello stile mostratogli da Funakoshi, e rivestendo un importante carica all'interno del ministero dell'educazione, lo invita a rimanere per divulgare la sua arte. Funakoshi sentendo le parole di Kano, decide di rimanere a Tokyo per divulgare il karate; all'inizio alloggia in una camera di 5 mt per 2, e fa il portinaio all'interno dello stesso palazzo. Il palazzo in questione è in realtà un pensionato per studenti, e quindi le possibilità di trovare allievi erano molte di più.


Non riuscendo a vivere esclusivamente con lo stipendio di base, decide di chiedere in prestito una sala del palazzo inutilizzata e cominciare cosi i primi corsi di karate. All'inizio gli studenti sono molto pochi, ma nel giro di 2-3 anni, il numero aumenta considerevolmente, e si cominciano a creare molti club di karate, soprattutto fra le università. Nacque cosi il dojo Shotokan, costruito ad Okinawa, che significa "la casa nel fruscio della pineta": Shoto era infatti uno pseudonimo usato da Funakoshi quando, da giovane, scriveva poesie.
 Il dojo verrà distrutto nel corso della seconda guerra mondiale, e molti allievi moriranno. Nel dopoguerra però, alcuni degli allievi sopravvissuti tornano e ricostruiscono il dojo, così che Funakoshi possa ricominciare ad insegnare. In quegli anni Funakoshi scrive molti libri sulla filosofia del karate, ma il suo libro più importante sarà "Karate jutsu". Dopo la morte della moglie, torna a Tokyo all'età di 81 anni e scopre che molti suoi allievi lo aspettavano per conferirgli la carica di presidente delle Japan Karate Association: è il 1949. Agli inizi del 1951 però, cominciano a nascere le prime divergenze di opinioni all'interno della federazione e alcuni maestri la lasciano.




 Il numero degli allievi continua comunque ad aumentare. Gichin Funakoshi muore nell'aprile del 1957, all'età di 89 anni; sulla sua tomba fu scritto: "Nel karate non attaccare mai per primo".

un video di lui:

http://www.youtube.com/watch?v=NjH_EIdLEQA