sabato 2 giugno 2012

Leonida e i suoi prodi 300 guerrieri, sopravvive ancora oggi come metodo di combattimento.










In un'epoca ormai remota, subito dopo che il mito lasciò il posto alle cronache dei mortali, un enorme esercito, che faceva tremare il mondo quando marciava, si mosse contro la Grecia. Serse interpretava così il volere del padre Dario I nel muovere l'enorme armata persiana, stimata in 5 milioni di uomini seguiti da 1200 navi secondo Erodoto o composta da "solamente" 3 milioni di uomini, come sostiene Simonide; una massa d'uomini che seccava i fiumi quando si fermava ad abbeverarsi e divorò le provviste di intere città. I Greci non potevano neanche lontanamente competere sul piano numerico, ma le poleis si unirono e misero gli spartani di Leonida al loro capo.








Gli Ilioti, gli uomini di Tebe, Corinto, Micene e di tutte le città mandarono truppe pari a 3900 uomini, ma come anche i milioni di Persiani, erano truppe precettate dal popolo: fabbri, ceramisti, fornai, maniscalchi... i 300 opliti di Sparta erano guerrieri. Leonida, a 7 anni, come ogni Spartano aveva lasciato la casa e cominciato l'agoghé, per diventare a 21 anni un guerriero di Sparta. Dopo aver passato tutta la sua vita tra addestramenti e combattimenti e dovette superare il rito di passaggio: un combattimento mortale con un lupo, avendo solo un coltello; ma Leonida non era un semplice Spartano: la prova la superò a 16 anni.

Sappiamo da Ateneo, ad esempio, che gli Spartani cominciavano il loro addestramento militare a cinque anni imparando a ballare armati le cosiddette "pirriche": questo non solo per rafforzarli fisicamente, ma soprattutto per instillare in loro il senso del ritmo e la destrezza necessari a muoversi ordinatamente nella falange, movimento che avverrà ancora con l'aiuto della musica, mediante suonatori di flauto.

Il lungo apprendistato al quale i giovani Spartani venivano sottoposti aveva in sé qualcosa di spietato e crudele e quando scendevano in guerra difficilmente poteva capitare loro qualcosa di peggio di ciò che avevano esperito nel loro apprendistato: gli unici uomini al mondo, sostiene Plutarco, che vivevano il combattimento come una riposante pausa dall'addestramento.

Un combattimento tanto agognato da richiedere anche una particolare preparazione estetica: dopo opportuni esercizi di riscaldamento, gli Spartani pettinavano e sistemavano accuratamente i propri capelli in lunghe trecce.

In battaglia l'intenso addestramento forniva agli opliti spartani i vantaggi più importanti.

Innanzitutto l'abitudine alle manovre collettive svolte al suono del flauto permetteva loro di muoversi con maggiore ordine e più rapidità: due qualità decisive nei combattimenti oplitici.

Inoltre gli Spartani sapevano compiere manovre sconosciute agli altri opliti: ad esempio quella che vedete schematizzata qui sotto è descritta con ammirazione da Senofonte e permetteva agli Spartani di passare dalla formazione di marcia a quella di combattimento manovrando direttamente le proprie unità minori, le Pentekostye di 50 uomini, in modo che sul fronte rimanessero il comandante, il Pentacontarco e i capifila, gli Entomotarchi: ed è probabilmente la stessa usata dai romani per schierare le centurie.

Gli Spartani, poi, potevano anche cambiare fronte nel caso venissero attaccati alle spalle, e avevano ben due manovre di contromarcia per questa evenienza.

Qui sotto la contromarcia spartana più elaborata:


Un'altra particolarità spartana era il combattimento con la spada che gli altri opliti non solo non praticavano, ma che alcuni strateghi consideravano disonorevole: nel Lachete di Platone è riportata un'animata discussione tra due strateghi, Nicia e Lachete, e quest'ultimo non esita a definire vile chi si si esercita all'uso delle armi.

Il combattimento singolo non era contemplato nella pratica falangita comune: la falange era una realtà unitaria e qualsiasi "individualismo" minava l'uguaglianza sostanziale dei suoi membri.

Al contrario gli Spartani non portavano la spada solo pro forma, ma se ne addestravano all'uso: nelle fasi finali della battaglia delle Termopili, quando ormai tutte le lance erano spezzate, gli uomini di Leonida impugnarono le xiphoi (singolare xiphos), dei coltellacci lunghi circa 30 cm. più che delle spade, e combatterono fino all'ultimo con quelle.


I 300 si diressero alle Termopili: uno stretto passaggio posto tra una parete di roccia e lo strapiombo sul mare, dove Serse sarebbe dovuto passare: il posto ideale per difendere la Grecia.
Ai cittadini delle città greche fu detto che loro erano solo l'avanscoperta del grande esercito che sarebbe arrivato. 







In realtà molte città, in disaccordo con la scelta di Leonida di difendere le Termopili, mentre avrebbero preferito difendere l'istmo di Corinto, non mandarono le truppe che sarebbero servite: non ci fu nessun grande esercito greco. 




Solo i 300 opliti spartani sapevano che Thanatos li stava aspettando alle Termopili, ma gli Spartani temono il disonore e non la morte. Nel frattempo le veloci navi ateniesi di Temistocle tenevano impegnata la flotta persiana, mentre Serse continuava l'avanzata.
Arrivarono alcuni disertori dell'esercito di Serse, coloni greci arruolati con la forza che vollero interloquire con Leonida per avvertirlo che i Medi erano così tanti da oscurare il sole con le loro frecce. "Allora vorrà dire che combatteremo all'ombra" fu la risposta di Leonida, re di Sparta.



La disciplina di Sparta, la sua educazione, le sue radici, nonostante fosse rappresentata da soltanto 300 opliti, tenne gli attacchi dei Medi e anche dei soldati di Susa. Solo il tradimento di Efialte potè arrecar danno agli spartani. Lui, nato a Sparta, deforme per nascita, sopravvissuto per un qualche tranello divino al Taigeto, rifiutato da Leonida perché non capace di stare in una formazione spartana, passò a Serse e tradì la sua Grecia svelando il passaggio che aggirava le Termopili.



Leonida, saputo il fatto, ordinò alle truppe greche di ritirarsi, di arretrare, perché solo gli Spartani avrebbero potuto tenere il passo. Non se lo fecero dire due volte.
Serse in persona, sul suo enorme trono, ordinò a Leonida di consegnargli le armi, perché 300 Spartani non sarebbero sopravvissuti che pochi minuti all'enorme esercito persiano, anche se privato di molti uomini, molti anche tra i formidabili "Immortali" (nome evidentemente presuntuoso), guardia scelta di Serse. Leonida gli urlò che sarebbero dovuti andare a prendersele, le loro armi.
Ventimila persiani persero la vita per uccidere quei 300 e Serse, quando ormai erano quasi morti tutti, ordinò di ucciderli con le frecce, per non perdere altri soldati.




Questa è la battaglia delle Termopili, ricordata oggi da una statua su cui sono riportate le ultime parole di quei 300 guerrieri: "O viandante, annuncia agli Spartani che qui noi giacciam per aver obbedito alle loro parole".





A tutt'oggi, il sistema di combattimento dei spartani è sopravissuto, si chiama ed è nata con il nome Spartan Combat Softair System. Si viene addestrati in tecniche e gestione dello stress, incremento della performance psicofisica, e specifiche metodiche antiagressione. Questo metodo sviluppa mente, tattica con veloce ragionamento. Aquisizione dei dati esterni tramite tecniche di osservazione, e vengono alla base anche i corsi di sopravivenza. Il sistema è molto efficace, senza fronzoli e azione e discorsi inutili. Le applicazioni sono tecnico pratiche.






http://www.youtube.com/watch?v=e6Nd-kQuDHk&feature=related

lunedì 28 maggio 2012

Sylvester Stallone intervista MMA , Vitor Belfort



All'inizio di aprile quando Sylvester Stallone iniziò a girare il primo episodio di "The Expendables", appena arrivato chiese di incontrare, Rodrigo Minotauro Nogueira, lottatore MMA. Sly ha mandato un'auto a prendere Rodrigo e suo fratello Rogério, per portarli a Mangaratiba, una piccola città a un'ora da Rio, dove si stavano girando la maggior parte delle scene del film. Sly conosce bene l'ambiente delle MMa. Sapeva di rodrigo e perfino chi era Rogério, come Sherdog.

Dopo aver finito ogni scena, Sly andava a parlare con loro di MMA. Dopodiché fu invitato a un evento di MMA, che fu deciso di fare appositamente per lui dopo due settimane. Sly rispose che non poteva stare fino a quel giorno, allora i gemelli decisero di organizzare in 24 ore un evento per ricevere l'invitato speciale. Sly fu un vero gentiluomo, e un grande fan delle MMA.

Dovettero trovare in 24 ore i lottatori, e non è stata una cosa molto semplice, anzi fu la parte più difficile. Ci sono molti ragazzi duri che desiderano lottare in Brasile, e la cosa più difficile in assoluto fu di mantenere quest'evento in gran segreto, perché se lo venisse a sapere la stampa erano guai. Durante l'organizzazione dell'evento nessuno sapeva che Sly era invitato e doveva essere presente.

Quel sabato Sly e Jason arrivarono al centro di allenamento dei Nogueira, da Vitor  Belfort, Anderson Silva e Wallid Ismail. Dopo una conversazione nella quale Sly ha dimostrato la sua ammirazione per Anderson e Minotauro, il commentatore Olivar Leite ha chiamato gli otto lottatori, per i quattro incontri previsti. Quando i lottatori si resero conto che Sly fosse li presente all'evento, si emozionarono molto.
I quattro combattimenti furono interessantissimi, finiti alcuni in resa e kock out.




In quel periodo Stallone stava facendo un documentario in Brasile e ha portato con se tre cameraman affinché riprendessero gli incontri. Verso le ore 11 di quel sabato, Sly è andato via, molto emozionato dopo aver conosciuto di persona alcuni lottatori di MMA, che gli sono serviti  d'ispirazione.
Rodrigo e i lottatori hanno condiviso unanimamente che Sylvester Stallone ha ispirato tutti i lottatori.

Rodrigo emozionato dichiara : "Ho sempre ammirato Stallone e non avrei potuto mai immaginare che un giorno avrei ricevuto, l'autentico Rocky, a casa mia. Per me questo è un momento indimenticabile".



Dopo la fine dell'evento organizzato per Sly, fu intervistato.

Vitor Belfort: Quando ho iniziato la mia carriera, molte persone mi domandavo da dove prendevo ispirazione e io rispondevo loro dal tuo film. "Rocky". Mi sono sempre chiesto a chi ti fossi ispirato per creare la figura di Rocky balboa.


Sylvester Stallone:
Credo che per tutti, non importa ciò che si fa nella vita, la vita sia una lotta. di fatto, la vita è come una corsa o una lotta, per questo motivo la gente ama le lotte e la velocità: è qualcosa di psicologico. Molte persone in tutto il mondo si sentono frustrate al pensiero di non poter fare ciò che gli piacerebbe fare. Io avevo di un'idea interessante da trasformare in un film. Per prima cosa ho pensato a un uomo che lavorava come agricoltore, ma l'idea non era molto interessante. Poi ho pensato a un personaggio che rappresentasse tutti gli uomini: un lottatore, non un buon lottatore, un lottatore che sarebbe mai stato il migliore, ma che avrebbe potuto combattere contro il migliore, che avrebbe potuto sfidare i migliori e dare il meglio di se, anche non vincendo sempre. I suoi valori dovevano essere diversi da quelli dei campioni. Quest'uomo sa solo che vuole farlo, è orgoglioso di farlo al meglio e questo è tutto.


V.B. : Così è questo il grande segreto del successo di Rocky?


Sylvester Stallone:


Il motivo del successo di Rocky, non  stato il Pugilato, l'esercizio o sua moglie, perché quando conosce sua moglie si rende conto di ciò che gli manca nella vita e comincia a vivere per qualcosa che va oltre il Pugilato e i combattimenti. E' la stessa cosa che fai tu, che non lotti solo per la vittoria, ma lotti per i tuoi figli e per la tua famiglia. Ci sono molte altre cose oltre a te e questa é la parte interessante della storia.



V.B. : Sei considerato uno dei personaggi responsabili del boom di popolarità del Pugilato. Pensi di fare qualcosa di simile con le MMA, qualcosa come un nuovo Rocky nelle MMA?


Sylvester Stallone :


Credo che non potrei mai farlo proprio a causa di Rocky, ma mi piacerebbe dirigere un film su questo tema. La verità è che ci abbiamo già pensato. Ci sono persone che mi hanno domandato, se mi piacerebbe interpretare la "Macchina da Guerra" (Mark Kerr), a cui ho risposto : "Interpretare la Macchina da Guerra? Per prima cosa ormai sono vecchio. Poi, mi sento molto più simile a Rocky, per cui dobbiamo pensare a qualcos'altro".

V.B. : Come vedi la crescita delle MMA?


Sylvester Stallone : 


Come molti altri pensavo che fosse una moda, che non durasse, come il Full Contact, Karate, il Wrestling, la Muay Thai.....ma quando sono diventato uno spettatore abituale ho pensato : "Mio Dio, è davvero molto difficile!". Poi i lottatori hanno iniziato a essere molto più sofisticati, E' molto difficile lottare contro un gigante dentro una gabbia! Vi sono molte abilità diverse in gioco. Quindi ho pensato : "Questo si che è un vero sport ed è incredibile!" Oggigiorno mi piacciono sia i combattimenti di MMA che quelli di Pugilato.

V.B. : Quale è stato il combattimento di MMA che ti è piaciuto di più?

Sylvester Stallone : 


Il combattimento tra Forrest Griffin e Rampage ( UFC 86 ) e mi è piaciuto vedere anche Shogun battere Liddell. Ciò che amo di questo sport è che il livello e così alto che non sai mai chi potrebbe vincere. Il lottatore potrebbe aver avuto una brutta serata e vincere lo stesso. Tutto è così rapido che non si può togliere lo sguardo dall'avversario. La platea è così vicina che il lottatore può sentire tutto, le cose buone e le cose cattive, e ciò può anche danneggiare il suo stato d'animo.

V.B. : Ti chiediamo un consiglio da dare a un lottatore. Che cosa gli diresti?


Sylvester Stallone : 


Non mollare mai, non ti arrendere mai!!!





























lunedì 14 maggio 2012

Una lezione privata con Bruce Lee

 Tra i gioielli meno conosciuti del piccolo Drago c'è questo capitolo della serie Longstreet, che ci serve oggi da un punto di partenza per comprendere di più il suo elevato livello tecnico. E' un capitolo pieno di insegnamenti che trascendono il vero sviluppo argomentativo e acquisiscono valore proprio nel copione. La figura di Bruce Lee prende possesso dl centro del discorso e gli offre una profondità straordinaria e quasi completamente estemporanea in una serie di quei tempi.

Essere all'avanguardia consiste nell'anticipare nell'anticipare il futuro, indicando la direzione del divenire. L'avanguardia perdura è quella che gestisce la conoscenza del passato e la rifocalizza con la luce del presente. Bruce Lee fu un uomo " avanguardista" in molte cose: L'allenamento con i pesi e le macchine, lo studio libero di vari stili, il sincretismi, il pragmatismo, ecc.......

Ma fu  anche aver dato spazio a quel passato classico e averlo ripresentato adattato alla modernità. Il contenuto del capitolo di Longstreet ci serve, come scusa per avvicinarci alla filosofia e agli insegnamenti del piccolo Drago, fa trasparire chiaramente la formazione classica di Bruce Lee. Più Taoista che confuciana, Bruce amò la fluidità e il concetto del vuoto e la semplicità al di sopra di tutte le virtù.

In questo capitolo diede una lezione magistrale non solo sulle Arti Marziali, ma anche sulla via del guerriero come qualcosa di superiore, indispensabile e trascendente al combattimento in sé. In una magnifica analisi penetriamo nei segreti nei segreti di questo capitolo e lo riporta in luce per gli amanti delle arti marziali.

Linda Lee: Il primo episodio di Longstreet, "il cammino del pugno intercettore" di Bruce, arrivò sugli schermi televisivi americani provocando in'impatto impressionante. Ebbe un debutto con i risultati così buoni che i produttori della serie decisero di mandarlo negli orari di massima audience. Bruce, grazie all'acuto copione di Stirling (allievio sceneggiatore), ebbe non solo l'opportunità di dimostrare l'efficacia mortale del Kung Fu, ma fu inoltre in grado di plasmare alcuni dei principi filosofici che stanno alla base della sua arte.

Bruce Lee: " Era una serie intitolata Longstreet, nella quale io avevo il ruolo di un istruttore di Pugilato Cinese che preparava un cieco ad affrontare un combattimento da strada molto importante.
James Franciscus faceva il ruolo del protagonista cieco e io avevo un copione meraviglioso scritto da Stirling Silliphant. Mi scrisse un monologo stupendo, volete sentirlo? Ascoltate....." Dopo aver detto questo, Lee adotta uno sguardo perso e tutti presenti tacciono e ascoltano....
E' un grande attore.
"Ascolta, non puoi vedere, ma puoi sentire. Il vento...ascolta gli uccelli, li senti? Devi trasformarti in vento. Svuota la tua mente. Sai in che modo l'acqua riempie una tazza? Si trasforma in tazza. Devi essere pronto. Non devi pensare a niente. Devi diventare fluido. Devi diventare niente".




Nel 1973, dopo il film: "Karate a morte a Bangkok", il pubblico televisivo rimase ipnotizzato dal  l'influsso del "Drago". Bruce con il suo metodo , il Jeet Kune Do "L'arte di Bruce Lee", aprì le porte delle Arti Marziali al pubblico occidentale. Bruce diede alcune chiavi del suo metodo, ma nessuno dei suoi numerosi allievi famosi e non, secondo me possiede tutta l'arte di Bruce Lee. Non hanno altro che un tasello del puzzle. alcuni hanno dei tasselli più grandi del puzzle, e altri ne hanno più piccoli, ma nessuno gli ha tutti, perché Bruce Lee insegnò cose differenti a persone differenti e in posti differenti.

Bruce Lee aiutò ogni allievo a trovare la propria strada, in modo individuale e a seconda degli attributi di ciascuno di loro. E' indubbio che li aiutò, ma è evidente, senza voler offendere nessuno, che qualunque somiglianza tra gli allievi e il maestro è pura coincidenza.

Il cammino del pugno intercettore ( The way of the Intercepting Fist):
Senza dubbio Bruce ebbe un ruolo importante e preminente, eclissando addirittura lo stesso James Franciscus. Bruce intervenne attivamente nel copione, con il suo allievo e sceneggiatore. Il primo episodio durò 90 min, e fu premiato in America come il film della settimana. In esso Mike Longstreet (il cieco), torna a casa da New Orleans, dopo aver risolto un caso come investigatore assicurativo. Mike perde la vista a casa sua , per una esplosione di una potente bomba nascosta in mezzo a dei fiori del giardino di casa sua, e nell'esplosione sua moglie perde la vita.

Mike Longstreet riceve una riabilitazione per non vedenti, per recuperare la fiducia in se stesso e per poter trovare gli assassini di sua moglie. dopo averla fatta, decide di continuare a esercitare la sua professione, nonostante non ci veda, sviluppa gli altri sensi, il che gli permette di risolvere i casi. A quel epoca non esistevano né i Video né i DVD, solamente registrazioni vocali. Un giornalista praticante di Arti Marziali registrò l'audio della puntata il 27 ottobre del 1976, questa registrazione è considerata un autentico tesoro tra i collezionisti di Bruce Lee, per un ovvio motivo, è la cosa più vicina a una lezione privata di Bruce Lee. Probabilmente questo sembrerà un pò esagerato, ma prima di giungere a conclusioni precipitose, vi prego di "svuotare la vostra tazza", per poterla riempire di nuovo....



Li Tsung                : Bruce Lee               (L.T.)
Mike Longstreet  : James Franciscus   (M.L)
Duke Paige           : Mark Richman       (D.P.)
Nikke Bell            : Melyn Masòn         (N.B.)




M.L.: Li, voglio che mi insegni quello che hai fatto l'altra notte (Bruce Lee era accorso in suo aiuto, mettendo K.O. tre malviventi armati).
L.T.: L'ho già detto alla signorina "Bell", non posso.
M.L.: Sto svuotando la mia tazza per riempirla con il tuo tè.
L.T.: Lei è molto intelligente, ma questo non cambia niente. io credo nei sistemi, sig. Longstreet, e nemmeno nei metodi, e senza metodi né sistemi, che cosa c'è da insegnare?
M.L.: Si, ma anche tu hai dovuto imparare. Non sei nato con la capacità di sbarazzarti di tre uomini in pochi secondi.
L.T.: E' vero, ma scoprii la causa della mia ignoranza.
M.L.: Allora aiutami a trovare la mia.

Quando Mike Longstreet si rivolge a lui perché gli insegni a lottare, Bruce si mostra restio, sa che l'unico movente del suo apprendistato è la vendetta; accetta solo quando il detective parla di scoprire la causa della sua ignoranza, di trovare il cammino verso l'autoconoscenza. Le Arti Marziali sono un processo per conoscere se stessi, non per lottare con la gente, né per far del male a qualcuno e ancor meno per praticarle avendo come obbiettivo la vendetta.
In questo breve dialogo, Bruce Lee descrive perfettamente che cos'è il Jeet Kune Do, uno stile al quale rivolgersi con la "tazza" vuota, perché tutto quello che si ha imparato precedentemente  non serve a niente, perché è completamente diverso dalla altre Arti Marziali. Qui non esistono metodi, né sistemi, al di sopra di tutto troviamo l'individuo, impegnato in un lungo processo di aiuto esplorazione di se stesso.




Nella seguente scena, Bruce Lee mostra uno scudo protettivo e Mike Longstreet!


L.T.: Dammi un calcio sullo stomaco, più forte che puoi!
M.L.: Ehi, un momento! Non voglio farti del male.
L.T.: Ho uno scudo protettivo.
M.L.: Bah! Colpisco in avanti, veramente?
L.T.: Si, fallo.
M.L.: Bene (boom! Mike Longstreet attacca con un calcio laterale).
L.T.: Vieni qui. Metti le mani qui, afferralo con forza. Avvicinalo, voglio che noti la differenza, perché sarà tutto il mio corpo a colpirti. Quando arriverò al tre, espira profondamente. Poi ti attaccherò.
M.L.: D'accordo
L.T.: Mettiti dietro, per favore.
M.L.: Chi è?
D.P.: Sono io, Mike, arrivo in tempo per raccogliere i tuoi pezzi.
L.T.: Sei pronto?
M.L.: Sono pronto!
L.T.: 1..2..3..Yahhhhhhhhh!

Mike Longstreet viene scaraventato per aria dalla potenza del calcio e cade a terra.

N.B.: Stai bene?
M.L.: Che cosa vi avevo detto! Questo ragazzo è una forza!


( Il cane guida di Mike Abbaia)

L.T.: Pax, zitto...zitto. Calmati è un amico.
D.P.: Sì, fantastico (Nelle sue parole c'è dell'ironia).
Come si chiama quella cosa che fa?
L.T.: In cantonese, Jeet Kune Do, il cammino del pugno intercettore.
D.P.: Il pugno intercettore, eh? (Di nuovo con un pò di ironia)
L.T.: O il piede. Andiamo mi attacchi...come vuole!



Duke Paige cerca di muoversi, rimane paralizzato dalla botta di un calcio laterale sulla rotula.

L.T.: Eihhhhhhh si rende conto? Per toccarmi si deve muovere verso di me. Il suo attacco mi offre l'opportunità di intercettarlo. in questo modo utilizzo la mia migliore arma: il colpo laterale sul punto più vicino, il suo ginocchio. Può essere paragonato a un sinistro di pugilato, ma più distruttivo.




D.P.: Chiaro, parlando del sinistro ( e cerca di sorprenderlo con un colpo, Bruce Lee anticipa con un colpo di pugno).

L.T.: Ohhhh, questa volta ho intercettato la sua tensione emozionale. Dalla mente al pungo si perde molto tempo.
D.P.: Non molto (con un pò di rabbia).
M.L.: Jajà jajà. Li mi insegnerai tutto questo.
L.T.: Io non posso insegnarvelo, io la aiuterò solo a trovare se stesso, nient'altro.
M.L.: Bene, bene, andiamo...proviamo altri colpi. Togliti di mezzo Duke, altrimenti ti becchi qualche altro colpo.


Una volta spiegata la filosofia dell'arte, bisognava la sua parte fisica, cioè la parte tecnica. Mentre in altre Arti Marziali si perde il tempo a difendere e a attaccare o viceversa, il Jeet Kune Do si basa su un semplice concetto: Attaccare e difendere in un unico movimento o, che è poi la stessa cosa, nell'intercettazione del colpo dell'avversario.
Quando si pratica da anni, sparisce la parte fisica e si intercetta l'attacco dell'avversario. Diciamo che si tratta dell'intercettazione per anticipazione, intuendo la tensione emozionale o percependo l'attacco dell'avversario, prima che questo arrivi a realizzarsi.






L.T.: Sei rigido, devi sentire il mio colpo e percepire il miom movimento. Hep, hep, Boom (Bruce esegue un calcio)
Ora avvicinati a me, muoviti, no, no, non ti muovere solo per muoverti, vieni, avvicinati girando e cercandomi con attenzione, apriti un pò di più, senti il suono del vento! Gli uccelli! Senti come cantano gli uccelli?
M.L.: Si!

L.T.: ohhh.... molto bene. Ora attacca.

Mike Longstreet sferra un attacco.

L.T.: Molto bene! Che cosa hai sentito, eh?
M.L.: Come se non avessi attaccato. E' stato il piede.
L.T.: Stupendo, fallo un'altra volta.
M.L.: Un momento....un momento, devo pensare.
L.T.: Si, devi pensare al fatto che non hai ancora capito niente.
M.L.: Prima non lo fatto?
L.T.: Che cosa credi che sia una lotta? Un colpo? Fino a che non combini tutti i tuoi movimenti senza pensarci e la tua gamba non si muove libera e non riesci a combinare il tutto, cercati una guardia del corpo o scegli di fare una vita più tranquilla. Non incolpare la tua cecità, devi ascoltare.....ascoltare.....              ora non senti gli uccelli?
M.L.: No
L.T.: Perché non senti gli uccelli, non puoi sentire il tuo avversario....Dove sono?
M.L.:  Lì! (Indica una posizione sbagliata)
L.T.: No! I tuoi calcoli sono sbagliati!
M.L.: Io voglio imparare a lottare, non a pensare!
L.T.: Ok! Buona fortuna, Mike.

Bruce prende le sue cose e se ne va via.

M.L.: Aspetta , aspetta un momento....ma che cosa stai facendo? Perché vai via?
N.B.: E' ancora tutto intero?
L.T.: Progredisce rapidamente. L'ho lasciato solo.
N.B.: Me ne rallegro, sappi che stiamo rimanendo senza cubetti di ghiaccio! (Sorride per la battuta) Ma, sinceramente, sta imparando qualcosa oppure no?
L.T.: Se anche le hanno bruciato la casa, niente le potrà togliere la vista della luna.
N.B.: Capisco...ciao.
L.T.: Arrivederci.

Quando il praticante si fonde con l'ambiente circostante e quando corpo e mente diventano una cosa sola, si fondano. Con il tempo, tutto si semplifica, si agisce in modo cosciente, perché la tecnica è fluida quando avremo bisogno di lei, senza la necessità di pensare a quale movimento va fatto.

Il giorno successivo:
M.L.: Buon Giorno.
L.T.: Buon Giorno.

M.L.: Ascolta...mi dispiace per ieri. Ti va se continuiamo? Ora è questione  di vita o di morte. Ho parlato con Jim Bolt.
L.T.: Sei andato a trovarlo?
M.L.: Ho cercato di fargli perdere il controllo, ma fino a ora non l'ha perso. devo arrivare ai ferri corti per combattere con lui.
L.T.: Hai una mente molto combattiva, Longstreet, se non imparerai a dominarla non sentirai mai il mondo esterno.
M.L.: Dimmi cosa devo fare per convincerti.
M.L.: D'accordo, allora dovrò combattere con lui con quello che so. Li, è neccessario che tu mi creda. tutto questo vale molto più dell'imparare a difendermi, è successo un paio di volte mentre mi stavi insegnando, che io..cioè ho sentito che la mia mente e il mio corpo funzionavano all'unisono. E' curioso che, imparando un'Arte Marziale del combattimento, ho sentito qualcosa di nuovo che mi ha dato pace e che ha fatto aprire la mia ostilità. E' come se bastasse conoscere il Jeet Kune Do, come se non fosse più necessario usarlo.
L.T.: Sai sempre quello che devi dire?
M.L.: L'ho appena detto?

Il Jeet Kune Do è un cammino di autoconoscenza. Impari a lottare per difenderti, ma arriva un momento in cui non devi farlo, perché un grande maestro non è chi vince tutti i suoi combattimenti, ma chi è capace di vincere senza lottare....
Dopo questo, mentre si sviluppa la storia, apaiono alcune brevi scene nelle quali Bruce Lee sta praticando Chi Sao con James Franciscus.


L.T.: Dove sono i miei occhi? Attaccali!
M.L.: Che cosa?
L.T.: Attacca gli occhi!
M.L.: No!
L.T.: Non ti preoccupare, ho una  protezione. (Bruce Lee si mette degli occhiali simili a quelli che utilizzano i saldatori)
M.L.: Mi dispiace, non posso farlo:
L.T.: Per la tua cecità?
M.L.: Semplicemente non posso!
L.T.: Senti, l'attacco ai occhi e tra i più efficaci.
M.L.: Bene lasciamo stare questo attacco,ok?
L.T.: Gli uomini che ti hanno attaccato l'altra notte, esiterebbero a cavarti gli occhi?
M.L.: Questo è un problema loro.
L.T.: Un uccello o un gatto, lo farebbero senza pensarci.
M.L.: Non sono un uccello, e neppure un gatto, la differenza che penso io.
L.T.: Questo è il tuo problema. D'accordo, d'accordo, dimentichiamo l'attacco agli occhi. Ma riesci a sapere dove sono i miei occhi, o no?  Rilassati, rilassati....( Gli mostra come sferrare un colpo di rovescio con il pugno). Questa  è la frusta all'occhio. Calcio laterale. D'accordo, senti come mi muovo, ok? ora i due movimenti sono parte di uno solo. Provaci! Più rapidamente. Un pò più morbido. Bene, la tua testa e il tuo corpo non sono ancora una cosa sola.
M.L.: E' quando funzioneranno insieme!
L.T.: Fallo di nuovo!

Qui affronta una regola essenziale nel combattimento di Bruce Lee, L'unica regola è che non esistono regole. ( Il funger jab di dita o colpo con le dita diretto agli occhi), poteva risultare un colpo poco etico o poco ortodosso nel 1971, senza alcun dubbio, una tecnica di bassa lega. Lee cerca di far capire oltre ogni ragionevole dubbio che quando si tratta di sopravvivenza , non sono importanti né metodi né le tecniche che si usano , ancor di più per la strada. Trovandosi di fronte ai problemi morali Mike Longstreet, Bruce passa a mostrargli il Wu-Shin, cioè quando corpo e mente diventano una cosa sola. La mente non deve pensare: Bisogna fare quello per ottenere questo, perché mentre si pensa, si perde tempo e opportunità di difendersi. Quando si ottiene lo stato denominato da Bruce Lee, il Wu-Shin ( No mente), per poter portare a termine la tecnica adeguata al Jeet Kune Do, non solo si deve sciogliere o rilassare il corpo fisico, ma anche la mente e lo spirito, affinché la mente non sia solo agile ma anche libera...



Nell'ultima puntata della serie, Bruce Lee realizza uno strangolamento.

L.T.: Qual'è il tuo istinto?
M.L.: Pregare.
L.T.: In questa posizione non puoi usare le braccia.
M.L.: Già!
L.T.: Puoi calciarmi?
M.L.: No!
L.T.: Allora, se vuoi sopravvivere, che cosa fai?
M.L.: Non lo so.
L.T.: Mordi!
M.L.: Mordere?
L.T.: Non siamo forse degli animali? Stai bene?
M.L.: Non riesco a trovare molto lì per difendermi, mordere?
L.T.: Mordere è l'attacco più efficace nella corta distanza. Ma decidere di non mordere, è un buon modo di perdere i dneti.
M.L.: Ci sono tante cose da ricordare!!!
L.T.: Se cerchi di ricordare tutto, perderai. Vuota la mente, non avere forma, come l'acqua. Se metti l'acqua in una tazza si trasforma i  tazza. Se la metti in una teiera si trasforma in una teiera. L'acqua può fluire o può strisciare o gocciolare o schiantarsi. Sii acqua, amico mio!!!
M.L.: Perché non mi metto semplicemente davanti a Bolt e glielo dico? Magari sviene dallo spavento.
L.T.: Quando accadrà?
M.L.: Domani.
L.T.: Lo so.
M.L.: Come tutti, tu vuoi solo imparare a vincere. ma non  accetti il modo di perdere. Accettare la sconfitta, imparare a morire e liberarsi dalla morte, perciò, quando arriva il momento devi liberare la tua mente e imparare l'arte di morire. arrivederci Mike!

Il Jeet Kune Do, si deve sviluppare in una maniera spontanea e naturale, come cresce un fiore, in una mente libera di emozioni e di desideri.
debe essere in grado di adattarsi a qualunque circostanza  e a qualunque situazione
, la tecnica è lì e quando è necessaria, fluirà in modo naturale.....
Il giorno dopo Mike Longstreet affronta Jim Bolt e questi lo bastona sonoramente, quando sta per perdere conscienza, ricorda le parole di Li, si rilassa e mette in pratica quanto ha imparato, battendo il suo rivale. Quando gli chiedono come ci sia riuscito, risponde: Bevendo tè, in una tazza vuota....


Se cerchi di ricordare tutto, perderai. Vuota la mente, non avere forma, come l'acqua. 


Se metti l'acqua in una tazza si trasforma i  tazza. 


Se la metti in una teiera si trasforma in una teiera. 


L'acqua può fluire o può strisciare o gocciolare o schiantarsi. 


Sii acqua, amico mio!























giovedì 3 maggio 2012

La leggenda : Hirokazu Kanazawa:Chi non capisce il vero spirito del Budo, presto o tardi smetterà di praticare il Karate.


Pensare al Karate e pensare a Kanazawa è la stessa cosa. Egli è una delle ultime bandiere attive dei tempi eroici del Karate Shotokan. Già una leggenda durante la sua gioventù, pratica ciò che che è stato definito come il "Karate più elegante della storia". Questa eleganza non è casuale, ma proviene da una tecnica impeccabile, creata ai tempi della rivoluzione del Karate.

Una tecnica che egli aiutò a forgiare assieme a Nakayama e che ne facilitò la crescita mondiale, al di la ogni possibile immaginazione.
Ma l'eleganza del Karate di Kanazawa e le sue indiscutibili conoscenze non sono le uniche, esse sono accompagnate da un'eccezionale personalità. Uomo educato, gentile, Kanazawa è ricolmo di virtù. Chiunque lo conosce sa molto bene che trattare con lui rappresenta una garanzia, in tutto ciò che realizza. Un guardiano eterno dell'essenza tecnica, ha svolto appieno il suo ruolo nella storia del Karate.

Nel Maggio del 2007 nel Campionato a Tokyo della SKIF, il reporter Kostas Argyriadis ebbe l'opportunità di incontrare Hirokazu Kanazawa, a quel epoca 76enne.


Hirokazu Kanazawa:
E' stato campione di kumite nel 1° campionato Giapponese della storia, correva l'anno 1957. L'anno successivo, è riuscito perfino a raggiungere il livello più alto, vincendo sia la competizione di kumite, che quello di Kata, e nel 1959 ottenne il secondo posto in entrambe le specialità.

Nato nel 1931 nella Prefettura di Iwate, proviene da una famiglia ben posizionata nelle arti marziali. Sia suo padre, che suo zio, erano specialisti di Shinkoku Jiu Jitsu. All'età di 9 anni inizia a praticare l'arte tradizionale Kendo, come la maggioranza dei bambini giapponesi di quel apoca. Vivendo nella città di Miyako, frequanta 3 volte la settimana la palestra del M° Iwaizumi per praticare Judo.

Fin dalla giovane età è una persona con una mente aperta a già durante la sua adolescenza comincia a praticare pugilato nello stile occidentale, per completare le sue tecniche di Judo di proiezione e di suolo. Durante il periodo di vacanze dell'Istituto, un suo amico, proveniente dall'isola di Okinawa, gli insegna le basi del Karate, un'arte che influenzerà il futuro di Kanazawa.

Comincia con il praticare il Karate a prendere seriamente sul serio questa disciplina e diventa allievo del M° Meiji, fondatore della scuola Taikyoku-Ken, celebre per l'uso di tecniche di Tai Chi complementari al Karate. Nonostante la sua gioventù ed il suo entusiasmo, inizia ben presto ad apprezzare il valore del Tai Chi. Quest'arte marziale leggera, proveniente della Cina, per molti aspetti è contraria alla filosofia del Karate. Ma lo Shihan sostiene che l'aiutò molto a migliorare le proprie tecniche di Karate.

Con la combinazione di entrambe, Kanazawa ha aggiunto allo stile "duro", o per meglio dire "esterno" del Karate Shotokan, una dimensione in più ampia ed interna, basata sui principi del Tai chi. Lo Shihan precisa che ciò non implica che il Karate SKI Shotokan sia uno stile leggero, al contrario, allo Shihan piace il Karate duro, come il Kyokushinkai e lo Shotokan.

Ritornando alla sua gioventù, egli racconta che nel 1952, in qualità di studente nell'Università Nippon Dai, praticava sopratutto tecniche di Karate. poi entrò nell'università di Tokushoku, famosa in quell'epoca per la sua facoltà di Karate Shotokan. Molto presto, il direttore del dipartimento di Karate, Shihan Nakayama Masatoshi, percepisce il potenziale e il talento del giovane Hirokazu, e lo iscrive al Nippon Karate Kyotai.
(Ass. Giapponese di Karate, conosciuta come JKA). Li Kanazawa conosce il fondatore del Karate moderno: Soke Gichin Funakoshi, che nonostante la sua avanzata età di più di 80 anni, impartiva ancora lezioni, ai pochi eletti.

Il M° Hirokazu Kanazawa ricorda Soke Gichin Funakoshi come persona silenziosa, orgogliosa, molto esigente con se stesso, ma generoso ed attento con i suoi allievi. Era un uomo spirituale con un sesto senso.
Hirokazu Kanazawa: "Una volta mi recai da lui per aiutarlo a spostarsi dal taxi alla palestra e pensai: che cosa farebbe se io adesso l'attaccassi? E Soke Funakoshi, come se mi avesse letto nel pensiero, mi chiese cosa stai pensando Kanazawa?"

Molte storie avvolgono la brillante carriera di Kanazawa nel tatami, ma la più celebre, senza dubbio e quella della mano rotta nel campionato di Kumite nel Giappone, del 1957.
Hirokazu Kanazawa: " Mi sono rotto la mano allenandomi al makiwara 5 giorni prima del torneo, ero distrutto e così decisi di recarmi dal M° Nakayama per dirgli che non potevo più partecipare al torneo, e quindi mi ritiravo.
Lo Shihan anche egli molto deluso, condivise la mia decisione ed accettò il mio abbandono. Tutto si sarebbe concluso qui se non fosse stato per mia madre, che arrivò il giorno seguente a Tokyo, da Iwate, per vedere il proprio figlio gareggiare nel torneo. Con un pò di esitazioni dissi a mia madre che non partecipavo al torneo, perché mi ero rotto una mano. lei un pò a sorpresa mi domandò: Figlio mio, ma nel Karate usate solo le mani? No mamma, abbiamo anche tecniche di gambe! Risposi. Mia madre: Allora? Puoi usare solo le gambe!
Mia madre aveva risposto con una tal fiducia su di me che non cercai neppure di spiegarle che le cose non erano così facili.
Il giorno seguente mi recai da Shihan Nakayama e gli chiesi di includermi nuovamente nel torneo, e lui lo fece anche se un pò malvolentieri."

Il resto della storia è scritto nel tatami, Hirokazu Kanazawa, bloccando con la sua mano buona ed attacando con le gambe, diventò il primo Campione di kumite del Giappone. Dopo aver vinto anche il Campionato del Giappone dell'anno seguente, il 1958, i mezzi di comunicazione cominciano a parlare sempre di più di Kanazwa. Il M° Nakayama come misura prudenziale per tenergli i piedi a terra gli propose di occupare un posto come Sensei di Karate nella direzione della JKA nel Honbu Dojo a tempo completo, dove la durezza ed il rispetto sono requisiti imprescendibili.

Shihan Nakayama però scopre presto una nuova utilità per il talento Kanazawa, e lo invia ad insegnare ed a diffondere il Karate Shotokan  alle Hawaii. Kanazawa allora era 5° Dan, e si reca per la prima volta all'estero e rimane nell'isola per 3 anni, (1958/1961), dov'è sottoposto ad un enorme pressione psicologica per adattarsi ad un ambiente nuovo per portare a termine con successo la sua missione. Alla fine lo stress lo vince e i medici gli diagnosticano un'ulcera e gli consigliano di rilassarsi.

Ed è proprio in quel momento e situazione che Kanazawa si informa sul Tai Chi e sullo Yoga.Quando acquisisce la pace interiore di cui ha tanto bisogno, Attraverso la meditazione e la pratica di queste arti "dolci", si rimette completamente ma scopre anche i poteri della forza interiore del KI.

Così, più ricco in tecnica ed esperienza, viene inviato dalla JKA a conquistare l'Europa. (1959/10970) E' il primo allenatore della Nazionale dell'Inghilterra e della Germania. Questa fu l'epoca che il Karate Shotokan JKA si estende in tutto il mondo per mano di alcuni dei più leggendari maestri, come Taiji Kase.
Scalando un grado in più nella gerarchia della JKA, nel 1971, Kanazawa viene nominato istruttore capo e direttore del dipartimento internazionale dell'Associazione di Karate Giapponese.

Dopo quest'anni trascorsi all'estero un Kanazawa occidentalizzato, trova difficile adattarsi al rigido stile di vita del Honbu Dojo di Tokyo, e si muove con difficoltà dentro i ristretti limiti e la gerarchia strutturale dell'organizzazione JKA. Negli anni Kanazawa ha molti diverbi con altri membri della JKA su temi strutturali, strategici ed anche di base, fino a culminare con l'abbandono dell'Organizzazzione nel 1977.

Qualche tempo dopo Kanazawa crea la propria organizzazione: La Federazione internazionale Di Karate Shotokan (SKIF), che contava 2 milioni di membri ripartiti in tutto il mondo, più di 100 paesi. Solo dopo tanti anni Kanazawa ha seppellito l'ascia di guerra. ala domanda di quali ragioni lo abbiano portato ad abbandonare un posto di così tanto potere nella JKA risponde:












Hirokazu Kanazawa: "Allora ero stato infastidito dal fatto che per la JKA fosse più importante l'obiettivo economico di conquistare il mondo rispetto a diffondere il vero spirito del Budo in tutto il mondo. Non è stato solo il denaro ad infastidirmi, ma anche la rigidità quasi militare con cui la JKA era governata internamente. Al contrario dell'infinita maggioranza nelle alte sfere della gerarchia, io ero favorevole ad una struttura più democratica nel processo di presa di decisione della JKA. Non ero d'accordo pure con lo sviluppo dello Shotokan.
Con gli anni il Karate si era trasformato in un karate duro, con enfasi nel Kumite.
Era basato nella forza, ed in questa maniera si è evoluto verso uno stile adattato principalmente ai giovani ed ai forti. Questo va contro ciò in cui io credo ed insegno, un Karate universale per tutti e per tutte le età, forte, ma flessibile, esterno, ma anche interno.
Chi comincia a praticare il Karate, deve imparare prima di tutto a controllare il proprio corpo e poi il proprio spirito. La vera conoscenza  giunge quando entrambi si uniscono, in altre parole, l'unione del corpo e della mente sono l'essenza del Karate.
Ogni Kata influenza la mente ed il carattere del Karateka. La ripetizione dei movimenti di un Kata insegna a separare l'energia positiva da quella negativa, ossia a capire l'energia della natura.

La sua opinione circa lo sport moderno del Karate:
Hirokazu Kanazawa:
"La competizione nel Kumite non è qualcosa di brutto, ti da un'idea di come reagire in circostanze difficili ed inoltre è valida per la preparazione fisica. Tuttavia quando si pratica solo il Karate sportivo, si arriva ad un punto nel quale non si può avanzare più, perché ci siamo incentrati solo nella parte fisica del Karate, ignorandone la parte spirituale.


Chi non capisce il vero spirito del Budo, presto o tardi smetterà di praticare il Karate.


Alcune citazione del Maestro Kanazawa che appaiono in un suo libro:
Pensa a te stesso come se stessi scalando una montagna.
Nella salita cominci a scalare la montagna con entusiasmo, determinazione, potere e concentrazione fino a che non ne raggiungi la cima.
Nella discesa, ti senti leggero, rilassato ed avanzi lentamente, passo a passo prendendoti il tuo tempo per godere il paesaggio.
E qualcosa che avevi ignorato completamente durante la salita.
Quella è la vita, amico mio!


Sagge parole pronunciate da un grande essere umano e un leggendario Karateka.