sabato 2 giugno 2012

Leonida e i suoi prodi 300 guerrieri, sopravvive ancora oggi come metodo di combattimento.










In un'epoca ormai remota, subito dopo che il mito lasciò il posto alle cronache dei mortali, un enorme esercito, che faceva tremare il mondo quando marciava, si mosse contro la Grecia. Serse interpretava così il volere del padre Dario I nel muovere l'enorme armata persiana, stimata in 5 milioni di uomini seguiti da 1200 navi secondo Erodoto o composta da "solamente" 3 milioni di uomini, come sostiene Simonide; una massa d'uomini che seccava i fiumi quando si fermava ad abbeverarsi e divorò le provviste di intere città. I Greci non potevano neanche lontanamente competere sul piano numerico, ma le poleis si unirono e misero gli spartani di Leonida al loro capo.








Gli Ilioti, gli uomini di Tebe, Corinto, Micene e di tutte le città mandarono truppe pari a 3900 uomini, ma come anche i milioni di Persiani, erano truppe precettate dal popolo: fabbri, ceramisti, fornai, maniscalchi... i 300 opliti di Sparta erano guerrieri. Leonida, a 7 anni, come ogni Spartano aveva lasciato la casa e cominciato l'agoghé, per diventare a 21 anni un guerriero di Sparta. Dopo aver passato tutta la sua vita tra addestramenti e combattimenti e dovette superare il rito di passaggio: un combattimento mortale con un lupo, avendo solo un coltello; ma Leonida non era un semplice Spartano: la prova la superò a 16 anni.

Sappiamo da Ateneo, ad esempio, che gli Spartani cominciavano il loro addestramento militare a cinque anni imparando a ballare armati le cosiddette "pirriche": questo non solo per rafforzarli fisicamente, ma soprattutto per instillare in loro il senso del ritmo e la destrezza necessari a muoversi ordinatamente nella falange, movimento che avverrà ancora con l'aiuto della musica, mediante suonatori di flauto.

Il lungo apprendistato al quale i giovani Spartani venivano sottoposti aveva in sé qualcosa di spietato e crudele e quando scendevano in guerra difficilmente poteva capitare loro qualcosa di peggio di ciò che avevano esperito nel loro apprendistato: gli unici uomini al mondo, sostiene Plutarco, che vivevano il combattimento come una riposante pausa dall'addestramento.

Un combattimento tanto agognato da richiedere anche una particolare preparazione estetica: dopo opportuni esercizi di riscaldamento, gli Spartani pettinavano e sistemavano accuratamente i propri capelli in lunghe trecce.

In battaglia l'intenso addestramento forniva agli opliti spartani i vantaggi più importanti.

Innanzitutto l'abitudine alle manovre collettive svolte al suono del flauto permetteva loro di muoversi con maggiore ordine e più rapidità: due qualità decisive nei combattimenti oplitici.

Inoltre gli Spartani sapevano compiere manovre sconosciute agli altri opliti: ad esempio quella che vedete schematizzata qui sotto è descritta con ammirazione da Senofonte e permetteva agli Spartani di passare dalla formazione di marcia a quella di combattimento manovrando direttamente le proprie unità minori, le Pentekostye di 50 uomini, in modo che sul fronte rimanessero il comandante, il Pentacontarco e i capifila, gli Entomotarchi: ed è probabilmente la stessa usata dai romani per schierare le centurie.

Gli Spartani, poi, potevano anche cambiare fronte nel caso venissero attaccati alle spalle, e avevano ben due manovre di contromarcia per questa evenienza.

Qui sotto la contromarcia spartana più elaborata:


Un'altra particolarità spartana era il combattimento con la spada che gli altri opliti non solo non praticavano, ma che alcuni strateghi consideravano disonorevole: nel Lachete di Platone è riportata un'animata discussione tra due strateghi, Nicia e Lachete, e quest'ultimo non esita a definire vile chi si si esercita all'uso delle armi.

Il combattimento singolo non era contemplato nella pratica falangita comune: la falange era una realtà unitaria e qualsiasi "individualismo" minava l'uguaglianza sostanziale dei suoi membri.

Al contrario gli Spartani non portavano la spada solo pro forma, ma se ne addestravano all'uso: nelle fasi finali della battaglia delle Termopili, quando ormai tutte le lance erano spezzate, gli uomini di Leonida impugnarono le xiphoi (singolare xiphos), dei coltellacci lunghi circa 30 cm. più che delle spade, e combatterono fino all'ultimo con quelle.


I 300 si diressero alle Termopili: uno stretto passaggio posto tra una parete di roccia e lo strapiombo sul mare, dove Serse sarebbe dovuto passare: il posto ideale per difendere la Grecia.
Ai cittadini delle città greche fu detto che loro erano solo l'avanscoperta del grande esercito che sarebbe arrivato. 







In realtà molte città, in disaccordo con la scelta di Leonida di difendere le Termopili, mentre avrebbero preferito difendere l'istmo di Corinto, non mandarono le truppe che sarebbero servite: non ci fu nessun grande esercito greco. 




Solo i 300 opliti spartani sapevano che Thanatos li stava aspettando alle Termopili, ma gli Spartani temono il disonore e non la morte. Nel frattempo le veloci navi ateniesi di Temistocle tenevano impegnata la flotta persiana, mentre Serse continuava l'avanzata.
Arrivarono alcuni disertori dell'esercito di Serse, coloni greci arruolati con la forza che vollero interloquire con Leonida per avvertirlo che i Medi erano così tanti da oscurare il sole con le loro frecce. "Allora vorrà dire che combatteremo all'ombra" fu la risposta di Leonida, re di Sparta.



La disciplina di Sparta, la sua educazione, le sue radici, nonostante fosse rappresentata da soltanto 300 opliti, tenne gli attacchi dei Medi e anche dei soldati di Susa. Solo il tradimento di Efialte potè arrecar danno agli spartani. Lui, nato a Sparta, deforme per nascita, sopravvissuto per un qualche tranello divino al Taigeto, rifiutato da Leonida perché non capace di stare in una formazione spartana, passò a Serse e tradì la sua Grecia svelando il passaggio che aggirava le Termopili.



Leonida, saputo il fatto, ordinò alle truppe greche di ritirarsi, di arretrare, perché solo gli Spartani avrebbero potuto tenere il passo. Non se lo fecero dire due volte.
Serse in persona, sul suo enorme trono, ordinò a Leonida di consegnargli le armi, perché 300 Spartani non sarebbero sopravvissuti che pochi minuti all'enorme esercito persiano, anche se privato di molti uomini, molti anche tra i formidabili "Immortali" (nome evidentemente presuntuoso), guardia scelta di Serse. Leonida gli urlò che sarebbero dovuti andare a prendersele, le loro armi.
Ventimila persiani persero la vita per uccidere quei 300 e Serse, quando ormai erano quasi morti tutti, ordinò di ucciderli con le frecce, per non perdere altri soldati.




Questa è la battaglia delle Termopili, ricordata oggi da una statua su cui sono riportate le ultime parole di quei 300 guerrieri: "O viandante, annuncia agli Spartani che qui noi giacciam per aver obbedito alle loro parole".





A tutt'oggi, il sistema di combattimento dei spartani è sopravissuto, si chiama ed è nata con il nome Spartan Combat Softair System. Si viene addestrati in tecniche e gestione dello stress, incremento della performance psicofisica, e specifiche metodiche antiagressione. Questo metodo sviluppa mente, tattica con veloce ragionamento. Aquisizione dei dati esterni tramite tecniche di osservazione, e vengono alla base anche i corsi di sopravivenza. Il sistema è molto efficace, senza fronzoli e azione e discorsi inutili. Le applicazioni sono tecnico pratiche.






http://www.youtube.com/watch?v=e6Nd-kQuDHk&feature=related